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Conviene prendere una magistrale in psicologia? I vantaggi della specialistica

La laurea magistrale in psicologia è un titolo di studio che si ottiene dopo un percorso di studi completo, della durata di cinque anni. Al termine del corso di laurea magistrale, l’aspirante psicologo dovrà dedicare un anno al tirocinio e alle preparazione dell’esame di stato per l’iscrizione all’Albo, necessaria per poter esercitare la professione.

Ma conviene prendere una magistrale in psicologia dopo aver conseguito la laurea triennale? Quali sono i vantaggi offerti dalla specialistica? Scopriamolo insieme in questa guida.

La laurea magistrale in psicologia

Il corso di laurea in Psicologia si occupa di formare futuri dottori specialisti in struttura della mente, socialità, comportamentismo, emozionalità, affettività e in generale materie che concernono la classificazione dei disturbi e delle dinamiche che caratterizzano la personalità umana.

Quello in psicologia è un percorso di studi impegnativo e molto stimolante, ricco di sbocchi professionali e opportunità di crescita, sia dal punto di vista culturale che professionale.

Lo studente ideale di un corso di laurea in psicologia è una persona con una buona cultura generale e dotata di una spiccata propensione all’empatia e all’intuizione empatica, ma anche di pazienza, capacità di ascolto e in grado di affrontare le avversità con calma, raziocinio, lucidità e logica. In generale, sono queste alcune delle soft skill necessarie ed utili per diventare un buono psicologo.

La laurea magistrale in psicologia, di durata biennale, permette di ottenere il titolo di Dottore in tecniche psicologiche, Psicologo o Psicoterapeuta e consente di specializzarsi in materie specifiche. Tra le specializzazioni più ambite possiamo citare psicologia criminale, psicologia infantile e psicologia familiare.

Gli sbocchi professionali con una laurea magistrale in Psicologia

psicologia magistraleDopo i cinque anni di studio complessivi (tre più due), il laureato magistrale in psicologia ha diverse opportunità professionali, in base alle proprie attitudini e aspirazioni.

Senza dubbio il settore che offre più opportunità è quello medico: psicologi e psicoterapeuti possono infatti collaborare con ospedali, ASL e reparti di psichiatria.

Un’alternativa consiste nell’avviare uno studio privato ed esercitare così la libera professione. Attraverso la somministrazione di test e colloqui lo psicologo può diagnosticare i disturbi relativi alla sfera della personalità, dell’emozionalità, della socialità e dell’affettività. È bene specificare che lo psicologo non può prescrivere analisi né farmaci: nel caso in cui diagnosticasse una patologia più complessa rispetto ad un disturbo psicologico, dovrà indirizzare il paziente ad uno psichiatra.

Una volta individuato il problema del paziente, lo psicologo costruisce insieme a lui un percorso di sostegno e supporto. Inoltre, può organizzare terapie di gruppo e gestire corsi.

Con un titolo di studio magistrale in psicologia, il professionista può lavorare anche nel settore dell’educazione e della socialità, ad esempio in asili nido, scuole materne, scuola in generale, case famiglia, consultori, strutture in cui sono ricoverati pazienti con storie complicate e situazioni personali particolari, centri di recupero e riabilitazione, strutture che ospitano malati terminali, centri di disintossicazione, ospedali speciali che si occupano di problemi alimentari o comportamentali.

Lo psicologo può anche decidere di lavorare in contatto con le autorità e collaborare con polizia, carabinieri o polizia penitenziaria. Infine, il dottore magistrale in psicologia può collaborare con aziende, ditte e multinazionali, come responsabile del personale o recruiter.

La laurea magistrale in psicologia online

Il corso di studi in psicologia è lungo e complesso: per questo motivo la scelta di laurearsi affidandosi a un corso di laurea online può offrire diversi vantaggi.

In primo luogo iscriversi ad un corso di laurea online, come quelli offerti da Unicusano, permette di godere di una piena flessibilità negli orari: in questo modo è possibile lavorare in contemporanea allo studio, senza togliere spazio alla famiglia e alla propria vita personale. Inoltre, il corso di psicologia online non prevede test di ingresso né limiti di età, pertanto può essere seguito da tutti, anche da persone mature che decidono di intraprendere questo percorso per esclusivo desiderio personale.

Il titolo di studio ottenuto con le università online è riconosciuto dal MIUR e quindi in tutto e per tutto equiparabili ad un titolo di laurea conseguito presso gli atenei tradizionali. I corsi del piano di studi Unicusano in psicologia possono essere seguite online, in qualsiasi ora e giorno: la piattaforma online di e-learning è infatti disponibile tutti i giorni, 24 ore su 24.  L’unico momento in cui è necessario recarsi in ateneo è quello degli esami, che vengono programmati e svolti in modalità frontale.

Infine, gli studenti hanno a disposizione dei tutor personali, che li supportano nell’organizzazione dello studio.

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Laurea Magistrale in Scienze Umanistiche – Diffusione della conoscenza a Benevento con il Percorso Eccellenza

Se il tuo obiettivo è specializzarti nelle materie umanistiche, l’Università Telematica Niccolò Cusano offre un corso che potrebbe essere perfetto per te: la laurea magistrale in Scienze Umanistiche – Diffusione della conoscenza a Benevento con il Percorso Eccellenza.

Il corso di laurea ti prepara a lavorare in agenzie editoriali, biblioteche, scuole, associazioni e fondazioni culturali.

Guida alla laurea magistrale in Scienze Umanistiche – Diffusione della conoscenza a Benevento

Per iscriverti al corso di laurea magistrale in Scienze Umanistiche – Diffusione della conoscenza a Benevento è necessario essere in possesso del titolo di studio triennale e avere una conoscenza di livello B2 di una lingua dell’Unione Europea.

Il corso, di durata biennale, prevede nel piano di studio materie come:

  • letteratura italiana
  • glottodidattica
  • lingua inglese
  • tecnologia della comunicazione digitale
  • app e siti web

Che cos’è il Percorso Eccellenza

Unicusano ha creato un’innovativa metodologia didattica, il Percorso Eccellenza, per andare incontro alle esigenze didattiche e personali degli studenti. Si tratta di una modalità che mantiene inalterata la formula della formazione a distanza e prevede due novità: gli esami organizzati in esoneri e l’assistenza agli studenti del mentore.

Come funziona la laurea magistrale in Scienze Umanistiche – Diffusione della conoscenza

La laurea in scienze umanistiche con curriculum diffusione della conoscenza prevede, come tutti i corsi di laurea Unicusano, le lezioni online. Basta accedere alla piattaforma e-learning Unicusano per seguire le lezioni dei docenti e scaricare i materiali didattici. La piattaforma è disponibile tutti i giorni, 24 ore su 24. 

Dovrai recarti in Ateneo solo per sostenere gli esami e ottenere i 120 crediti formativi necessari per discutere la tesi finale. 

Cosa cambia rispetto a un corso di laurea tradizionale?

Iscrivendosi ad un corso di laurea con il Percorso Eccellenza potrai sostenere gli esami con la formula degli esoneri. Ad esempio, se devi sostenere l’esame di letteratura italiana, il programma sarà suddiviso in esoneri intermedi incentrati solo su una parte di materiale didattico. In questo modo potrai studiare con più calma e di concentrarti meglio.

Inoltre, durante il corso potrai fare affidamento sulla figura del mentore, una figura che, a differenza dei tutor dei corsi tradizionali, è un membro della facoltà e assiste solo gli studenti del suo corso di laurea.

I vantaggi per lo studente

Ecco alcuni dei vantaggi di cui potrai beneficiare se ti iscriverai alla laurea magistrale in Scienze Umanistiche – Diffusione della conoscenza a Benevento :

  • un’approfondimento maggiore delle materie
  • meno rischio della laurea fuori corso
  • possibilità di preparare più esoneri di esami diversi contemporaneamente
  • assistenza personalizzata e costante del mentore
  • maggiore facilità nel conciliare studio e vita personale

La retta da corrispondere ammonta a 5000 euro. Ti piacerebbe saperne di più? Invia la tua richiesta di informazioni compilando il form a lato.

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Come diventare CEO di un’azienda: studi e opportunità

Vuoi diventare CEO di un’azienda e non sai quale percorso intraprendere per raggiungere questo obiettivo? Sei nel posto giusto: in quesa guida ti spiegheremo chi è il CEO e quali sono i passaggi necessari per intraprendere questa carriera, dal percorso di studi alle competenze da acquisire.

Con il termine CEO identifichiamo la figura dell’amministratore delegato, ossia quel componente del consiglio di amministrazione di una società per azioni o di un’azienda organizzata in modo similare, al quale il consiglio delega i propri poteri. Il CEO quindi è una figura fondamentale per l’organizzazione aziendale e ricopre il ruolo di capo del management.

Scopriamo quindi tutto quello che bisogna sapere per diventare CEO di un’azienda.

Chi è e cosa fa il CEO

Prima di capire come si diventa amministratore delegato, è bene approfondire tutti i dettagli relativi a questa professione, andando a tracciare un vero e proprio identikit del CEO.

Il CEO, identificato in Italia anche come amministratore delegato, è il membro del consiglio di amministrazione posto a capo del management aziendale. Il termine CEO è comunque sempre più diffuso anche nel nostro Paese ed è l’acronimo di Chief Executive Officer.

Al di là delle terminologie, quella del CEO è una figura ben identificata all’interno dell’ordinamento giuridico italiano: in particolare, la figura dell’amministratore delegato delle società per azioni è disciplinata all’art. 2381 del Codice civile contenuto nel Libro V, Titolo V, Capo V, sezione VI bis.

In base a questo articolo, il consiglio di amministrazione ha facoltà di delegare, se lo statuto o l’assemblea lo consentono, di delegare le proprie attribuzioni ad un comitato esecutivo, composto da alcuni dei suoi componenti, oppure ad uno o più dei suoi componenti, gli amministratori o organi delegati. Esistono tuttavia delle attività che non possono essere delegate al CEO, come:

  • La redazione del bilancio di esercizio;
  • La facoltà di aumentare il capitale sociale;
  • La facoltà di emettere obbligazioni convertibili;
  • Gli adempimenti relativi alla riduzione del capitale sociale per perdite;
  • La redazione del progetto di fusione con altre società;
  • La redazione del progetto di scissione della società.

Le principali responsabilità e compiti del CEO

ceo di un'aziendaCome anticipato, il CEO ricopre un ruolo di rilievo all’interno di un organizzazione e pertanto ha una serie di responsabilità a cui attenersi. Il peso di tali responsabilità varia in base a diversi fattori, ad esempio la tipologia di società, che può essere pubblica o privata, ma è comunque possibile delineare delle mansioni generali.

Quindi, se ti stai chiedendo cosa fa il CEO di un’azienda, ecco le principali responsabilità di questa figura:

  • Dirigere e guidare i dipendenti in modo da rendere ottimizzare il funzionamento dell’azienda e renderla più efficiente;
  • Creazione e organizzazione della missione principale dell’azienda;
  • Formulazione di un piano strategico per la crescita e lo sviluppo aziendale;
  • Controllo e monitoraggio dei risultati ottenuti.

Per quanto riguarda invece lo stipendio di un CEO, si tratta di un fattore estremamente variabile, che dipende principalmente dalla società per cui lavora.

Come diventare CEO di un’azienda in 5 step

Le strade per diventare CEO sono diverse, ma possiamo identificare 5 passaggi fondamentali per raggiungere questo obiettivo:

  • Studio: la prima cosa da fare per diventare amministratore delegato è studiare, molto. La strada migliore da intraprendere è una laurea in economia o in ingegneria gestionale, in modo da acquisire tutte le competenze necessarie;
  • Lavoro: una volta entrato in azienda, lavora con serietà e dedizione, agendo come se l’azienda per la quali lavori fosse la tua; investi tutto il tuo impegno e la tua dedizione per emergere e fatti notare;
  • Flessibilità: se l’ambizione è una qualità fondamentale per diventare CEO, lo è altrettanto la flessibilità. Ad esempio, per seguire i tuoi obiettivi di carriera potrebbe esserti richiesto di cambiare città e trasferirti: la predisposizione al cambiamento è fondamentale per intraprendere questa professione;
  • Soft skills: per essere un buon capo non bastano le competenze tecniche, ma è importante allenare e sviluppare anche delle competenze trasversali, come la capacità di leadership, le doti relazionali, l’empatia e il problem solving;
  • Aggiornamento: lo studio è fondamentale, ma lo è altrettanto essere sempre aggiornati sull’attualità e sulle questioni economiche; essere sempre aggiornato sulle news che riguardano il tuo settore e frequentare meeting ed eventi ti aiuterà a fare carriera, ma anche ad ampliare la rete delle tue conoscenza.

Ovviamente questi punti sono solo delle indicazioni generali per intraprendere la professione del CEO: in realtà non esiste un percorso univoco, valido per tutti, perché ogni persona e azienda è a sé. In generale, comunque, è consigliabile pianificare le tue attività e calendarizzare i tuoi obiettivi, per focalizzarli al meglio.

Il percorso di studi: i corsi di laurea Unicusano

Senza dubbio la laurea costituisce una delle parti più importanti del percorso per diventare CEO di un’azienda. Se vuoi intraprendere questa carriera, la scelta ideale per te è probabilmente il corso di laurea in economia aziendale e management dell’Università Niccolò Cusano.

Si tratta di un corso di laurea triennale che si pone come obiettivo quello di fornire agli studenti le conoscenze fondamentali nei diversi campi dell’economia e della gestione delle aziende sia pubbliche che private, così come i metodi e le tecniche quantitative della Matematica per le applicazioni economiche, della Matematica finanziaria e attuariale e della Statistica.

Grazie a questo corso, adatto non solo a chi vuole diventare CEO ma anche a chi ambisce a diventare imprenditore agricolo o consulente marketing, gli studenti acquisiranno le capacità per esercitare diverse funzioni nelle aree economiche e aziendali, come:

  • Management delle diverse funzioni aziendali:
  • Amministrazione, contabilità e controllo nelle imprese private e pubbliche;
  • Gestione delle risorse umane;
  • Supporto e consulenza alla clientela in riferimento ai servizi finanziari e commerciali svolta prevalentemente alle dipendenze di istituti bancari, assicurativi e finanziari;
  • Consulenza aziendale nelle diverse forme e nei differenti settori dell’area aziendale e dei mercati finanziari;
  • Gestione, elaborazione, monitoraggio e analisi di dati statistici utili a fini previsionali nei diversi settori economici delle imprese.

Il corso di laurea in economia aziendale e management Unicusano è fruibile online grazie all’innovativa piattaforma di e-learning, attiva tutti i giorni e 24 ore su 24, che permette di accedere ad un’offerta formativa sempre ricca e aggiornata, offerta dai migliori professionisti del settore.

Una volta concluso il percorso triennale, è possibile approfondire a perfezionale la propria preparazione in ambito economico con una laurea magistrale in Scienze economiche, che ha l’obiettivo di fornire agli studenti conoscenze specialistiche di analisi economica e aziendale e di politica economica e aziendale.

Grazie a questo percorso di formazione acquisirai tutte le competenze utili per diventare CEO di un’azienda e scalare i vertici aziendali.

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I 5 lavori alternativi per chi ha una laurea in economia

Stai per concludere il tuo percorso universitario e vorresti una panoramica dei lavori alternativi per chi ha una laurea in Economia? In realtà questa è una domanda lecita sia che tu stai discutendo la tesi di laurea sia che tu stia decidendo a quale facoltà universitaria iscriverti: quali sono gli sbocchi lavorativi con una laurea in Economia, oltre ai percorsi più classici?

Iniziamo subito con un dato di fatto: prendere una laurea in Economia, dal punto di vista professionale, conviene. Le statistiche infatti dimostrano che i laureati in Economia spesso occupano alcuni tra i ruoli più ambito lavorativo. Una laurea in Economia infatti permette di inserirsi in numerosi settori professionali, perché ad oggi si tratta di una delle lauree più richieste nel mondo del lavoro. Questo è anche uno dei motivi per cui il corso di laurea in Economia è tra i più seguiti nell’Università di Benevento e in molti atenei in Italia, grazie a innumerevoli sbocchi professionali, dalla professione di manager in una multinazionale fino a lavori in organizzazioni no-profit del Terzo settore.

Ma oltre alle carriere più classiche, i laureati in economia possono aspirare anche a lavori alternativi, meno “scontati”. Vediamo entrambe le opzioni.

Dati occupazionali per i laureati in economia

Quando parliamo di laurea in Economia parliamo in realtà di uno spettro di corsi di laurea molto ampio e, di conseguenza, un altrettanto range di sbocchi occupazionali. Secondo le statistiche, quasi l’85% dei laureati in Economia trova lavoro entro i tre anni dalla Laura magistrale, con livelli retributivi decisamente più alti rispetto alla media.

Tra i diversi rami di cui è composta questa materia, le lauree magistrali più richieste in Economia sono quelle in Scienze dell’Economia, Economia aziendale, Finanze, Scienze economiche per l’ambiente e la cultura.

Presso l’Università Telematica Niccolò Cusano puoi iscriverti ad corso di Laurea Triennale in Economia aziendale e Management, per poi approfondire le conoscenze acquisite iscrivendoti al corso di Laurea Magistrale, articolato i due curriculum: Mercati Globali e Innovazione Digitale e Gestione e professioni d’impresa. In entrambi i casi amplierai le tue competenze economiche, amministrativo-manageriali, finanziarie e giuridiche, acquisendo le capacità per svolgere alcune delle professioni più richieste.

Laurea in Economia: i lavori tradizionali

lavori laurea economiaPrima di passare in rassegna i lavori alternativi per chi ha una laurea in Economia, vediamo insieme quali sono le professioni più diffuse da intraprendere dopo una laurea triennale in Economia. Ecco quindi i principali sbocchi lavorativi per i laureati in economia:

  • Responsabile finanziario;
  • Assicuratore;
  • Contabile;
  • Impiegato bancario.

Se invece hai deciso di approfondire i tuoi studi e conseguire anche la laurea magistrale in economia, tra le professioni più diffuse possiamo elencare:

  • dottore commercialista
  • promotore finanziario
  • economista
  • consulente aziendale.

I cinque lavori alternativi per chi ha una laurea in economia

Passiamo adesso ad elencare alcuni sbocchi lavorativi meno tradizionali, ma non per questo meno remunerativi e interessanti, per chi ha una laurea in economia. Alcune di queste professioni sono relativamente decenti, perché si sono sviluppate con la diffusione della digitalizzazione.

Project manager

Il Project manager è tra le professioni “alternative” più richieste in ambito economico: si tratta del responsabile di un progetto ed è la figura che si occupa di seguirne ogni fase dello sviluppo all’interno dell’azienda, dall’avvio alla pianificazione, dall’esecuzione fino alla chiusura e alla consegna . Si tratta di un ruolo fondamentale nella guida di un team verso il raggiungimento dell’obiettivo fissato dal cliente, ma anche per il rispetto di budget e tempistiche.

Lavori alternativi per i laureati in economia: e-commerce manager

L’e-commerce manager è tra le figure professionali più recenti in ambito economico: questa figura si occupa delle vendite online di un’azienda e ne gestisce il sito web dedicato all’e-commerce. Il compito principale dell’e-commerce manager consiste nell’individuare il mercato di riferimento dei prodotti e quindi le strategie di vendita più efficienti per il target. Inoltre, si occupa del miglioramento del posizionamento del sito web sui motori di ricerca, studia e mette in piedi campagne di marketing online e fidelizza i clienti acquisti.

Le mansioni di un e-commerce manager, nel dettaglio, sono:

  • definire le strategie di vendita
  • gestire le vendite online
  • monitorare l’andamento delle vendite
  • analizzare i flussi di dati relativi agli utenti/clienti che utilizzano il negozio online
  • scegliere, gestire e mantenere i rapporti con i fornitori
  • collaborare con le figure che si occupano di digital marketing
  • lanciare nuovi prodotti e servizi

Data Analyst

sbocchi laurea economiaAnche quella del Data Analyst (o Specialist) è una figura professionale recente, legata allo sviluppo sempre più importante dei cosiddetti Big data. Quella del Data Analyst ad oggi è una delle figure più richieste sul mercato di lavoro: il suo compito principale è raccogliere e studiare i dati, in modo da risolvere problematiche o creare nuove opportunità di business per l’azienda. In alter parole, il Data Analyst è in grado di trasformare in dati ricavati in informazioni che possano essere comprese in tutti i reparti dell’azienda, anche da chi non è esperto come lui.

I compiti del Data Anylist sono:

  • Identificare gli obiettivi dell’analisi dei dati con i dirigenti e responsabili
  • Raccogliere i dati da fonti interne/esterne
  • Ripulire i database per eliminare i dati non importanti
  • Trovare e correggere probabili errori nei database
  • Analizzare i dati per trovare i trend
  • Realizzare report con risultati.

Policy Maker Ambientale

L’attenzione delle aziende per l’ambiente, e in generale le politiche ambientale, è sempre più diffusa e in crescita, sia per questioni etiche che per ragioni di business. Ecco perché la figura del policy maker ambientale è sempre più richiesta e ambita: il suo ruolo è quello di analizzare e pianificare possibili interventi di politica economica, così da porre rimedio al degrado ambientale. Il policy maker può intervenire su aspetti come:

  • Spesa pubblica e tassazione;
  • Gestione della moneta;
  • Produzione da parte di imprese pubbliche;
  • Regolazione del mercato;
  • Rapporti internazionali.

Manager Culturale

L’ultima figura professionale che analizziamo in questo elenco dei lavori alternativi per i laureati in economia è quella del manager culturale, ossia del professionista che si occupa di eventi socio-culturale, con la responsabilità degli aspetti finanziari, economici, organizzativi e di marketing.

Spesso il manager culturale si trova a collaborare con altri professionisti, come ingegneri e architetti. I suoi compiti sono:

  • Trasformare le idee fornite dalla direzione scientifica in progetti culturali;
  • Cercare le risorse da utilizzare;
  • Identificare il pubblico.

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Come scegliere la foto per il curriculum e perché è importante?

La foto del curriculum è un elemento fondamentale che spesso viene sottovalutato, o addirittura omesso, da molti candidati i cerca di lavoro. Se è vero che mettere la foto nel curriculum non è sempre obbligatorio, includerla ti permetterà di rendere la tua candidatura più convincente e far sì che il selezionatore ti ricordi meglio, perché potrà associare un volto ad un nome.

Per questo è importante scegliere con attenzione la fotografia per il CV, dal momento che è il primo elemento che noterà chi leggerà il tuo curriculum. Ovviamente, dovrai inserire una foto professionale e in linea con il lavoro per il quale ti stai candidando: ed esempio per una posizione creativa una foto in bianco e nero potrebbe risultare antiquata e fuori contesto.

Ecco quindi gli elementi da tenere in considerazione per realizzare la foto perfetta per il tuo curriculum vitae.

Dimensioni, formato e inquadratura della foto per il CV

Non esiste un modello unico e universale di foto che si adatta ad ogni curriculum, tuttavia ci sono alcune regole e indicazioni sempre valide, indipendentemente dalla posizione o dell’azienda per cui vorresti lavorare. La fotografia per il curriculum dovrebbe rispettare queste caratteristiche:

  • attualità, ossia una foto recente, di massimo un anno fa
  • qualità, cioè un ritratto fotografico professionale ad alta risoluzione
  • inquadratura frontale o leggermente di profilo
  • dimensioni simili ad una fototessera
  • posizione, in alto nella prima pagina del CV.

Tuttavia, è possibile utilizzare per il proprio curriculum anche dei formati più creativi, ad esempio sostituendo il classico formato verticale con uno orizzontale; oppure, al posto del primo piano standard si può optare per un’inquadratura a mezzo busto, mentre un’immagine a figura intera rimane sempre sconsigliata.

Regole da seguire nella foto del curriculum

Anche per quanto riguarda l’espressione da assumere nella foto del CV c’è un certo margine di flessibilità, dovuto sia alle tue preferenze personali che al ruolo per il quale ti stai candidando. Puoi quindi adottare sia un’espressione neutra che un sorriso leggero e naturale, non esagerato. Nella maggioranza dei casi puoi comunque optare per un’espressione sorridente, segno di apertura e disponibilità, mentre un’espressione troppo seria potrebbe risultare poco amichevole agli occhi del recruiter.

Inoltre, guarda direttamente verso l’obiettivo: uno sguardo dall’altro potrebbe trasmettere condiscendenza e superiorità, mentre uno dal basso potrebbe comunicare insicurezza. Attenzione poi alla postura, che deve apparire dritta ma naturale. Fai diversi scatti e poi valuta con attenzione i dettagli: ad esempio, le braccia incrociate ti fanno apparire sicuro oppure distaccato? Non sottovalutare poi tutti quei dettagli che contribuiscono a rendere l’immagine naturale, affidabile e amichevole, come abbigliamento, sfondo e inquadratura.

Outfit e trucco nella foto

La scelta dell’abbigliamento per la foto è molto influenzata dal dress code previsto per la posizione per la quale vuoi candidarti. Se gli uomini che lavorano nel settore in cui vuoi entrare indossano giacca e cravatta e le donne un completo giacca e pantaloni o un tailleur, dovresti adottare lo stesso abbigliamento nella foto per il curriculum. Se invece ti stai candidando pre una professione giovane e creativa, puoi optare per una camicia, una blusa o una t-shirt elegante. In generale, la regola è adottare lo stesso abbigliamento che metteresti il giorno del colloquio. L’importante è che i vestiti siano intonati ma allo stesso tempo si distinguano dallo sfondo, e, ovviamente, che ti facciano sentire a tuo agio.

Infine, scegli con cura anche trucco e gioielli: dovranno essere in armonia con il look d’insieme e sobri, anche nel caso di foto più creative. Un velo di cipria, sia per le donne che per gli uomini, può essere utile per uniformare l’incarnato e non avere una pelle troppo lucida nelle foto.

Scegliere lo sfondo

Tradizionalmente, le foto per il curriculum prevedono uno sfondo sobrio e neutro, spesso monocromatico. In generale è meglio optare per sfondi dai colori luminosi, come il bianco puro, il grigio freddo o il beige chiaro, che danno alla foto un aspetto più moderno e amichevole e fanno risaltare il tuo viso.

In alternativa, puoi scattare la foto in un contesto reale, lasciandolo leggermente sfumato: in questo modo la foto sarà più originale senza però distogliere l’attenzione dal soggetto. Attenzione però: nonostante l’ambiente circostante non venga mostrato direttamente è importante che sia adeguato alla professione per cui ti stai candidando: per un lavoro d’ufficio, ad esempio, puoi scegliere come sfondo un locale commerciale o un ufficio moderno.

Bianco e nero o foto a colori?

Sempre meglio preferire una foto a colori, perché più amichevole e autentica, anche se sottolineano maggiormente le irregolarità del viso. In alcuni casi è possibile optare per il bianco e nero, ma in entrambi i casi è fondamentale l’utilizzo di una buona luce, che garantisce al viso un’illuminazione uniforme ed evita che si formino ombre troppo nette e rigide.

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Studiare a casa per l’Università: ecco come rimanere concentrati

Studiare a casa per l’Università è un’attività che molti sono abituati a svolgere, ma che molti studenti dell’Università di Benevento hanno loro malgrado scoperto durante il lockdown. Non tutti però riescono a studiare a casa in modo efficiente: problemi di concentrazione, poca motivazione, stanchezza e ansia sono veri e propri ostacoli, che a volte sembrano insormontabili.

In realtà studiare a casa per l’Università può essere davvero producente: basta seguire alcuni semplici trucchi e consigli per prepararsi al meglio alla sessione di esami senza uscire di casa.

Rimanere concentrati: l’importanza dell’ambiente

Studiare in casa

Il luogo in cui studi è fondamentale per il rendimento: sembra una banalità, ma a volte è un concetto che si trascura. Scegli quindi con attenzione dove studiare e evita di avere a portata di mano gli oggetti che possono distrarti, come lo smartphone, il tablet, la televisione e il computer, a meno che non ti serva per studiare. I social network e le chat sono la prima causa di distrazione e disturbo, quindi evita qualsiasi tentazione.

Se decidi di studiare nella tua stanza, inoltre, cerca di tenere l’ambiente pulito e ordinato: il disordine infatti può alimentare la distrazione. Procurati una sedia comoda, un tavolo spazioso privo di oggetti inutili e assicurati che nella stanza ci sia una buona illuminazione.

Sul tavolo metti subito tutto l’occorrente per lo studio, in modo da non doverti alzare di continuo perché ti manca qualcosa. Per lo stesso motivo metti sul tavolo anche degli snack salutari, della frutta e della verdura, e dell’abbondante acqua naturale.

Studiare a casa per l’Università: la gestione del tempo

Studiare continuativamente non è molto proficuo: tra una sessione di studio e l’altra è bene fare delle pause. Una tecnica per gestire il tempo in modo efficace è quella del pomodoro, un metodo che si ispira al classico timer da cucina e aiuta a scandire facilmente il tempo da dedicare allo studio e quello da dedicare alle pause.

In media, riusciamo a concentrarci pienamente per circa 25-30 minuti: è quindi bene fare 5 minuti di pausa ogni 30 minuti di studio. Per non dimenticartene, programma dei timer, proprio come si fa in cucina con quelli a forma di pomodoro!

Parola chiave: motivazione

studio a casaVale per ogni attività, ma ancora di più per lo studio: la motivazione è fondamentale. Basta un pizzico di motivazione per trovare la spinta giusta e ottenere ottimi risultati. Quindi, se hai preso un voto basso ad un esame, ti senti insicuro oppure hai iniziato tardi a studiare e temi di non poter recuperare, non ti abbattere: calmati, fai un respiro e datti da fare. Ecco qualche consiglio per impegnarti al massimo:

  •  Pianificazione: poniti degli obiettivi realistici, impegnativi ma non impossibili da raggiungere. Stabilisci quindi un numero di corsi e di esami da sostenere che sia adeguato alle tue possibilità
  • Vietato rimandare: anche se gli esami ti sembrano lontani, è meglio studiare un pò per volta, giorno per giorno, piuttosto che dover recuperare l’intero programma a pochi giorni dall’appello
  • Ottimizzazione dei tempi: organizza la tua giornata in modo da avere il tempo per seguire le lezioni, studiare e riposarti
  • Confronto con gli altri: se hai scarsa motivazione, confrontarti con altri studenti o con i docenti, anche online, può essere molto d’aiuto per superare un momento di sconforto e farti superare ostacoli che al momento ti sembrano enormi.

Leggi ad alta voce e prendi appunti a mano

Secondo alcune ricerche, leggere ad alta voce permette al cervello di registrare le informazioni in due modi contemporaneamente, sia visivo che uditivo. Inoltre leggere ad alta voce ti permette di prepararti già all’esposizione orale.

Inoltre prendere appunti a mano, piuttosto che sul pc, è importante per ricordare più concetti e fissarli al meglio. Se poi arricchisci questi appunti con mappe mentali e concettuali, sarà ancora meglio.

Mettiti subito alla prova

Metti subito alla prova le conoscenze acquisite chiedendo a un amico o a un famigliare di interrogarti, in modo da rafforzare la tua capacità di memorizzazione. Un ottimo metodo per fissare i concetti è ripassare velocemente prima di andare a dormire: il cervello, durante il sonno, potenzia le informazioni ricevute. Evita però di studiare quando sei già a letto, per evitare di compromettere il tuo riposo.

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Perché studiare inglese ti aiuta a trovare lavoro?

Può piacerci o meno, ma studiare inglese è fondamentale per trovare lavoro: conoscere questa lingua è infatti una competenza irrinunciabile nel mercato di lavoro, in quanto è la più utilizzata nella comunicazione internazionale e professionale. Si tratta di una verità impossibile da ignorare ed è bene sapere che, anche se oggi non hai bisogno dell’inglese nel tuo lavoro, probabilmente ne avrai bisogno del futuro.

Ma perché l’inglese è fondamentale nel mondo del lavoro? Ecco tre risposte a questa domanda.

L’inglese è la lingua del web

La maggior parte delle informazioni che si trovano online sono scritte in lingua inglese, specie se si tratta di informazione professionale, specialistica o scientifica. Si stima che circa l’80% dei dati presenti sul web siano in inglese: chi conoscere questa lingua ha quindi accesso a una mole di informazioni indiscutibilmente più vasta rispetto a chi ne è digiuno. Un vantaggio competitivo da non sottovalutare, sia nello studio che nel lavoro.

Studiare l’inglese è un investimento

Studiare l’inglese e apprenderlo correttamente è l’investimento più redditizio che si possa fare durante il percorso di studi, che tu stia affrontando un percorso di laurea triennale o biennale, come quelli offerti dall’università di Benevento Unicusano, o che abbia appena concluso gli studi: si tratta di una mossa davvero strategica per il proprio futuro e per affacciarsi con successo nel mondo del lavoro. L’inglese non ti aiuterà solo all’inizio della tua carriera, ma può rappresentare un vero e proprio trampolino di lancio, perché avrai molte più opportunità in Italia e all’estero, in aziende che si interfacciano con altri Paesi o in multinazionali.

L’inglese infatti è per eccellenza la lingua del commercio internazionale, della scienza e della tecnologia: non è un caso che la maggior parte degli articoli scientifici siano scritti in lingua anglofona.

L’inglese ti aiuta a guadagnare di più

Studiare inglesePurtroppo non esistono statistiche precise per il nostro Paese, ma in in Svizzera, ad esempio, chi conosce l’inglese guadagna il 18% in più rispetto a chi non conosce questa lingua. L’inglese inoltre è la lingua straniera più utilizzata nelle aziende italiane ed europee, pertanto una buona conoscenza è fondamentale sul mercato di lavoro. Dopo l’italiano, infatti, l’inglese è utilizzato negli scambi esterni e interni in azienda e questa lingua sarà in grado di aprirti molte porte nel nostro Paese o all’estero. In generale, gli aumenti di stipendio sono concessi molto più facilmente a quei collaboratori che dimostrano di essere autonomi nell’utilizzo della lingua inglese o che, quantomeno, mostrano di voler migliorare sensibilmente le proprie competenze linguistiche.

L’inglese scolastico è sufficiente nel mondo del lavoro?

La padronanza della lingua inglese purtroppo non sia acquisisce durante il periodo scolastico, in quanto nella scuole italiane l’insegnamento si concentra soprattutto sulla grammatica e sulla letteratura inglese piuttosto che sulle competenze indispensabili nel mercato del lavoro, ossia:

  • Listening, ossia la capacità di comprensione orale
  • Speaking, cioè la capacità di espressione orale
  • Writing, ossia la capacità di scrittura
  • Reading, ossia la capacità di comprendere un testo scritto.

Sapersi esprimere e saper comprendere quanto viene comunicato è di importanza fondamentale negli ambienti lavorativi.

Perché l’inglese è diventata la lingua del business

Ci sono diversi motivi che hanno reso la lingua inglese strategicamente rilevante a livello internazionale. I principali sono tre:

  • è una lingua facile da imparare: la grammatica inglese è semplice ed essenziale, non ci sono differenze tra maschile e femminile e le coniugazioni non cambiano in relazione al pronome utilizzato
  • è una lingua flessibile: in inglese lo stesso concetto può essere espresso in molti modi diversi, il che rende questa lingua particolarmente adattabile a diversi contesti e culture
  • ha un vocabolario in continua evoluzione: il vocabolario inglese cresce quotidianamente grazie all’ingresso di nuovi termini; attualmente contiene oltre 850.000 parole.

Sapersi esprimere ed essere in grado di comprendere ciò che ci viene comunicato in lingua inglese assume un’importanza incredibile negli ambienti di lavoro. Quella inglese, infatti, è una lingua parlata da oltre 400 milioni di persone in più di 75 paesi nel mondo e rappresenta la lingua di riferimento per i rapporti di business in tutto il mondo.

Business English: quando conoscere la lingua non basta

Studiare ingleseNel mondo professionale è necessario possedere un livello sufficiente di padronanza della lingua inglese e soprattutto conoscere il vocabolario legato al tuo lavoro, alla tuo settore di attività e alla tua specializzazione. Ecco quindi che nel mondo del lavoro non basta conoscere genericamente l’inglese, ma diventa fondamentale il cosiddetto Business English. Basti pensare, ad esempio, agli studi legali internazionali, dove sapere affrontare una conversazione base in lingua inglese non è sufficiente: è infatti necessario conoscere un vocabolario ampio e fortemente tecnico, grazie al quale capire nel dettaglio tutti gli aspetti legali del lavoro. Lo stesso vale orami per venditori, impiegati amministrativi, tecnici e commerciali, ingegneri, segretarie di direzione e così via.

 

 

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Che cos’è e a cosa serve il project management?

Che cos’è il project management e cosa fa nello specifico un project manager? Sono domande che emergono sempre più frequentemente negli ultimi anni, di pari passo con l’interesse e il fermento nato intorno a questa professione. Quella del project manager è infatti una figura da sempre presente nelle pratiche di business, ma è solo negli ultimi decenni che il project management si è affermato come elemento essenziale in qualsiasi iniziativa di sviluppo del business, nonché come componente indispensabile per avere successo in un contesto economico globale, nel quale le aziende devono ritagliarsi un vantaggio competitivo rispetto alla concorrenza.

L’importanza del project manager è evidenziata anche dall’emanazione della norma UNI su questo ruolo, che rappresenta uno standard per questa disciplina e permette la definizione di un albo professionale dl Project Manager. Tale norma, oltre a valorizzare la professione del project manager, ha contribuito a incrementare le opportunità occupazionali, specie per i giovani, che quindi si chiedono cosa sia il project management.

Il compito del project manager è particolarmente complesso, perché non si limita al presidio di singole aree specialistiche, ma supervisiona tutti gli aspetti di un progetto, accertandosi che si rispettino gli obiettivi concordati e le tempistiche previste, ma anche i vincoli di budget e di risorse.

A cosa serve il project management?

project managerConcretamente, il project management è il lavoro di supervisione di un progetto, con l’obiettivo di garantire il rispetto degli obiettivi, delle tempistiche, della qualità e del budget. Questa attività comporta ovviamente l’applicazione di una metodologia di lavoro, articolata in diversi processi.

Il primo compito del project manager è identificare l’ambito in cui dovrà svolgersi il progetto, ossia l’insieme dei prodotti che dovranno essere realizzati durante l’intero ciclo di vita del progetto. In secondo luogo, dovrà predisporre il piano di lavoro, indicando l’insieme delle attività da svolgere e assegnando i compiti ai diversi membri del team, indicando le scadenze per il completamento do ogni singola attività.

Nel piano di lavoro il project manager deve inoltre stabilire un budget che copra tutte le spese necessarie per raggiungere gli obiettivi prefissati e che contempli anche eventuali imprevisti, senza ovviamente superare i costi concordati con il committente. In seguito, dovrà seguire l’implementazione del piano, verificando che i vari lavori siano svolti correttamente e che siano rispettati i tempi per il completamento.

Riassumendo, possiamo descrivere l’attività di project management in cinque step di processo:

  • avvio
  • pianificazione
  • esecuzione
  • monitoraggio
  • chiusura.

I vantaggi del project management

Adottare una metodologia di project management all’interno di un’azienda o un’organizzazione offre innegabili vantaggi, tra cui:

  • la possibilità di ridurre i costi non necessari e i rischi di errore
  • ridurre gli sprechi di tempo e completare i progetti in modo più rapido ed efficiente
  • migliorare l’operatività e la motivazione del team di progetto
  • migliorare la reputazione dell’organizzazione grazie ai successi ottenuti e all’impegno del team di progetto
  • aumentare la soddisfazione di tutti coloro che sono coinvolti nel progetto, incluso il cliente finale
  • la possibilità di cogliere nuove opportunità, grazie ad una migliore reputazione e a maggior capacità del team di progetto di rispondere adeguatamente alle richieste dei clienti
  • aumentare la flessibilità organizzativa, grazie ad una maggiore capacità previsionale acquisita nei processi di monitoraggio e controllo.

Come si diventa project manager?

project managementNon esiste un corso di laurea specifico per diventare project manager: queste figure professionali possono infatti provenire da diversi percorsi di studi, come l’ingegneria, l’informatica e l’economia. Molto spesso, quando ci si chiede “ma cosa fa un ingegnere gestionale?”, la risposta è proprio questa: il project manager.

Oltre al percorso universitario e all’esperienza acquisita sul campo, per acquisire una qualificazione professionale specialistica nel campo del project management ci sono alcune certificazioni fondamentali, come la certificazione PMP (Project Management Professional), rilasciata dal Project Management Institute.

in base al livello di esperienza e alle qualificazioni possedute, i project manager possono ricoprire progressivamente diversi ruoli durante il loro percorso di carriera, come ad esempio:

  • coordinatore di progetto: si tratta di una posizione entry level, che consiste nel supportare un manager nella gestione di un progetto, specie nei compiti di routine come la pianificazione delle riunioni e la condivisione delle informazioni che le parti coinvolte nel progetto
  • project scheduler: è la figura professionale che gestisce il software necessario alla pianificazione e al controllo dei tempi, e gli aggiornamenti rispetto al piano originario del progetto; è un ruolo prevalentemente tecnico
  • assistant project manager: ha il compito di supportare il project manager, con attività che possono variare da progetto a progetto
  • project manager: si assume la piena responsabilità del progetto, dei risultati concordati e mantiene le comunicazioni con tutti gli attori coinvolti
  • senior project manager: supervisiona il lavoro di diversi project manager, fornendo loro indicazioni per l’ottimizzazione dei risultati e delle risorse coinvolte nei diversi progetti.

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Convalida dimissioni: quello che devi sapere

Hai deciso di cambiare lavoro ma non sai nulla sulla convalida dimissioni? Lo Staff di Unicusano Benevento ti aiuterà a scoprire tutto quello che c’è da sapere su come dare le dimissioni e come fare con le pratiche burocratiche da sbrigare in questo momento!

Può capitare di voler cambiare e quindi licenziarsi. Se sei un lavoratore dipendente devi comunicare al tuo datore di lavoro che vuoi recedere dal contratto che avete stipulato.

Nonostante il risultato sia lo stesso, non esiste un solo tipo di procedura valida per ogni caso, ma esistono diversi modi per dare le dimissioni. Si differenziano in base alla volontarietà, al momento in cui vengono date e a tanti altri aspetti che ora vedremo insieme. Eccoti quindi la guida completa su come presentare le dimissioni e quali modelli e procedure utilizzare.

Dimissioni: cosa sono?

Le dimissioni sono l’atto con cui, in qualità di lavoratore dipendente, recedi unilateralmente dal contratto che ti vincola all’azienda con cui hai un rapporto lavorativo.

Una volta fatta la convalida dimissioni, non perderai i diritti acquisiti e le spettanze maturate, come ferie, permessi, tredicesima e TFR ed il tuo datore di lavoro è tenuto a pagarli nell’ultima busta paga.

Dimissioni e licenziamento: le differenze

Sia le dimissioni che il licenziamento comportano la fine del tuo rapporto di lavoro.

In caso di dimissioni, sei tu a scegliere di voler concludere il rapporto e quindi non hai diritto alla disoccupazione erogata dall’INPS.

Ma ci sono delle eccezioni:

  • le dimissioni per giusta causa, ovvero quando rassegni le tue dimissioni non per tua volontà ma per gravi problemi del tuo datore di lavoro;
  • dimissioni durante la gravidanza o durante il primo anno del bambino.

In caso di licenziamento invece è una situazione che – teoricamente – subisci involontariamente e quindi hai sempre diritto ad una tutela come la disoccupazione INPS.

Le dimissioni in bianco

La disciplina delle dimissioni non è sempre stata molto chiara e solo di recente è stata riformata con lo scopo di combattere il fenomeno – purtroppo abbastanza diffuso – delle dimissioni in bianco.

Le dimissioni in bianco sono una pratica illegale che obbliga i neoassunti a firmare una lettera di dimissioni priva di data contestualmente alla sottoscrizione del contratto di lavoro, con un palese intento ricattatorio da parte del datore di lavoro.

Le dimissioni in bianco: perché

Lo scopo delle dimissioni in bianco, infatti, è quello di poter allontanare il dipendente in qualsiasi momento, per qualsiasi motivo, senza poi corrispondere alcuna indennità in cambio del posto di lavoro. Così facendo il lavoratore è di fatto tenuto sotto scacco dall’azienda per cui lavora.

Per evitare questa pratica, applicata soprattutto nei confronti delle donne lavoratrici, le dimissioni ora possono essere date solo telematicamente.

Dare le dimissioni: il preavviso

Se vuoi sapere come dare le dimissioni è bene che prima tu sappia che è necessario farlo con un preavviso. In questo modo il tuo datore di lavoro avrà tempo di trovare un sostituto che possa andare a ricoprire il tuo ruolo.

Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro – CCNL – solitamente lo equipara al preavviso necessario per il licenziamento.

Preavviso: perché darlo

Il preavviso è una forma di rispetto e di aiuto nei confronti del tuo datore di lavoro e quindi è sempre obbligatorio.

Se dai le dimissioni in tronco o non rispettando i termini – ad esempio, smettendo di lavorare prima della scadenza del preavviso – il datore di lavoro può richiederti un risarcimento, solitamente pari alle giornate di mancato preavviso.

Preavviso e anzianità

È importante che tu sappia però che i Contratti Nazionali distinguono il periodo di preavviso in base alle mansioni del lavoratore e all’anzianità di servizio.

Perché?

Perché se sei un impiegato con molti anni di esperienza, sarà difficile sostituirti con qualcuno che abbia le tue stesse competenze. Dunque, il tuo datore di lavoro avrà bisogno di un periodo più lungo per trovare e/o formare un’altra persona.

Dare le dimissioni: come fare

Come ti dicevamo, per contrastare il fenomeno delle dimissioni in bianco – dopo varie modalità – è stata introdotta la procedura per la convalida dimissioni online o telematiche.

Per la convalida dimissioni dovrai compilare il modulo dimissioni online.

Hai due possibilità:

  1. compilare ed inviare il modulo attraverso il Ministero del Lavoro, effettuando il login sul sito INPS con PIN dispositivo;
  2. far inviare il modulo ad un soggetto abilitato, come:
    – Direzione Territoriale del Lavoro,
    – Centro per l’impiego,
    – Patronato,
    – Sindacato,
    – enti bilaterali.

Dimissioni telematiche: cosa va inserito nel modulo

Nel modulo per dare le dimissioni online dovrai inserire:

  1. la data di inizio del tuo rapporto di lavoro, specificando se il contratto è iniziato prima o dopo il 2008.
    Dal 2008 in poi infatti il sistema è in grado di recuperare in automatico tutti i dati relativi alla comunicazione obbligatoria di avvio/proroga/trasformazione o rettifica di un rapporto di lavoro.
  2. Se lavori nell’azienda da cui ti vuoi licenziare da prima del 2008, dovrai indicare anche i dati del datore di lavoro, come:
    – Codice Fiscale,
    – il comune dov’è la sede dell’azienda,
    – il suo indirizzo email o PEC.
  3. la tipologia di comunicazione, quindi:
    – dimissioni volontarie,
    – risoluzione consensuale,
    – revoca con la data di trasmissione.

Una volta confermati i dati inseriti, puoi salvare il modello di convalida dimissioni in formato PDF e verrà inviato automaticamente al datore di lavoro e alla Direzione Territoriale competente.

Per questo motivo, puoi non comunicare personalmente al tuo datore di lavoro la convalida dimissioni: le riceverà in automatico via posta certificata.

Convalida dimissioni: una doppia sicurezza

La conferma di invio del modulo dimissioni volontarie online è certificata, quindi non è più necessario dare la convalida delle dimissioni. Inoltre, puoi annullare la procedura entro al massimo 7 giorni dalla prima comunicazione.

Periodo di prova e dimissioni

Il periodo di prova è quel periodo iniziale in cui sia tu, che il tuo datore di lavoro, dovete capire se il rapporto lavorativo può continuare in maniera utile e positiva per entrambi.

Magari è la tua prima esperienza lavorativa e ti sembra di non trovarti bene ma non sai come fare per dare le dimissioni?

Durante il periodo di prova puoi recedere dal rapporto di lavoro senza l’obbligo di preavviso. Devi però comunicare formalmente le tue dimissioni con un’apposita lettera di dimissioni.

Infatti, a differenza delle dimissioni durante un rapporto di lavoro avviato già da tempo, non sono previste le dimissioni telematiche.

Dimissioni da contratto a tempo determinato

Un contratto a tempo determinato ha una data d’inizio e una di fine. Per questo non è possibile rassegnare le dimissioni nei contratti a termine, ovviamente se non per giusta causa o durante l’eventuale periodo di prova.

Per quale motivo? Semplicemente perché il contratto a tempo determinato è – come dice il nome – determinato da una particolare esigenza dell’azienda.

Quindi, se il lavoratore viene meno ai suoi obblighi prima della scadenza naturale del contratto, arreca un danno al suo datore di lavoro, che eventualmente va risarcito (la misura del risarcimento può essere concordata nello stesso contratto di assunzione).

Convalida dimissioni e nuovo lavoro

Devi fare la convalida dimissioni perché hai trovato un nuovo lavoro? Metti in pratica i suggerimenti dello Staff di Unicusano Benevento e se è da un po’ di tempo che non cambi aggiornati su i nuovi contratti di lavoro in vigore da qualche anno a questa parte per partire con il piede giusto!

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Nuovi contratti di lavoro: ecco quello che devi sapere

Nel 2015 il Jobs Act ha introdotto nuovi contratti di lavoro per le aziende, le società, i datori di lavoro e i dipendenti. È possibile che tu abbia perso qualche dettaglio e non conosca tutte le forme contrattuali che esistono, quali sono le variazioni apportate a quelle già esistenti o quelle scomparse del tutto.

Fatti aiutare dello Staff di Unicusano Benevento e scopri tutte le novità apportate ad ogni tipologia contrattuale.

Jobs Act: cos’è

Prima di parlare dei nuovi contratti di lavoro, cerchiamo di capire insieme cos’è il Jobs Act.

Il Jobs Act è la riforma del diritto del lavoro in Italia promossa ed attuata dal governo Renzi con diversi provvedimenti legislativi tra il 2014 e il 2015.

Le principali novità previste da questa legge sono:

  • il contratto a tutele crescenti;
  • la NASPI – la Nuova Assicurazione Sociale Per l’Impiego che prevede un sussidio decrescente della durata massima di 24 mesi;
  • la DIS-COLL – la Disoccupazione per i Collaboratori;
  • l’abolizione dei contratti co.co.co.;
  • l’ASDI – l’Assegno di Disoccupazione che verrà dato a chi, scaduta la NASPI, non ha trovato impiego ed è in condizioni di particolari necessità.

L’abolizione dell’articolo 18

L’articolo 18 è una parte dello Statuto dei Lavoratori, ovvero l’insieme delle regole più importanti a tutela di illeciti e ingiustizie sul lavoro.

L’articolo 18 si occupa dei licenziamenti che avvengono senza giusta causa per certe categorie di lavoratori e lavoratrici.

Già nel 2012 con la Riforma Fornero ha subito una sostanziale modifica, ma il Jobs Act l’ha trasformato (solamente per i nuovi assunti) in modo tale da garantire l’obbligo di reintegro solo in pochi casi.

Infatti, l’obbligo di reintegro resterà solamente per un licenziamento per motivi discriminatori, mentre se avviene per ragioni economiche (es. tagli al personale) il lavoratore non potrà essere riassunto, ma riceverà un’indennità in denaro proporzionale agli anni di carriera.

In questo modo l’azienda non dovrà ricorrere alla cassa integrazione o alla mobilità per superare la crisi, ma utilizzerà il licenziamento pagando semplicemente l’indennità al lavoratore.

La fine dei contratti atipici

Grazie al Jobs Act i giovani lavoratori non saranno più sottoposti a contratti come il co.co.co perché sono stati eliminati dalle possibilità date ai datori di lavoro visto che di fatto non garantivano alcuna tutela al lavoratore.

I nuovi contratti di lavoro

I nuovi contratti di lavoro introdotti dal Jobs Act e che a oggi possono proporti in fase di assunzione sono:

  • contratto di lavoro a tutele crescenti;
  • contratto a tempo determinato;
  • contratto di somministrazione;
  • apprendistato;
  • contratto a chiamata.

Il contratto di lavoro a tutele crescenti

Il contratto a tutele crescenti è il contratto di lavoro creato con il Jobs Act ed è riservato ad i lavoratori neoassunti contrattualizzati a seguito del 7 marzo 2015.

È un contratto a tempo indeterminato che ti garantisce un crescere delle tutele dopo un certo punto dell’attività lavorativa.

Un esempio è l’applicazione dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori. Come abbiamo detto, tutti i lavoratori assunti a partire da questa data con contratto di lavoro a tutele crescenti, non potranno più godere dei diritti relativi all’articolo 18 (tranne in alcuni casi).

Questo significa che per un primo periodo, se ti verrà fatto un contratto a tempo indeterminato, potranno licenziarti liberamente dall’azienda.

Allo stesso tempo però, avrai sempre i diritti previsti dalla legge come ad esempio maternità, ferie, malattia, gli ammortizzatori sociali in caso di licenziamento o cessazione attività.

Questo contratto di lavoro è stato creato per dare la possibilità alle aziende di gestire le assunzioni ed i licenziamenti in maniera più fluida, così da smuovere il mercato del lavoro.

Per esempio, quest’anno con il nuovo bonus assunzioni del 2018, è previsto per i datori di lavoro un esonero contributivo per 3 anni al 50%.

Il contratto a tempo determinato

Il Jobs Act ha comportato dei cambiamenti anche nei contratti a tempo determinato.

Il più sostanziale è stato togliere l’obbligo per le aziende di indicare il motivo che giustifica questo tipo di contratto.

La durata massima di questo contratto è di 3 anni, quindi anche gli eventuali rinnovi non possono superare questo totale.

Se una volta scaduto il periodo di assunzione c’è ancora bisogno del lavoratore, può prosuire il lavoro per 30 giorni se soggetto a contratto inferiore ai 6 mesi o 50 giorni se sottoposto ad una collaborazione di durata superiore ai 6 mesi. In questo periodo la retribuzione è maggiorata e se c’è ulteriore necessità delle sue prestazioni, il contratto si trasforma in contratto a tempo indeterminato.

Tra il primo ed il secondo rinnovo devono essere rispettati:

  • 10 giorni (durata contratto meno di 6 mesi);
  • 20 giorni (durata contratto più di 6 mesi)

Ogni azienda ha un numero massimo di dipendenti con contratto a tempo determinato: non possono superare il 20% dei lavoratori in forza al 1° gennaio dell’anno di assunzione.

Il Contratto di Somministrazione

Il contratto di somministrazione è l’ex contratto interinale: prevede la stipula di un contratto scritto tra l’impresa che utilizza il lavoratore e l’agenzia autorizzata che trova e paga stipendio e contributi al lavoratore sulla base di un contratto tra la stessa e il suddetto lavoratore.

Come per il contratto a tempo determinato, c’è un limite di utilizzo del 20% sul totale degli assunti ed anche in questo caso il datore di lavoro non è più obbligato ad indicare la causale per giustificare l’instaurazione del rapporto.

Il contratto di somministrazione ha una durata massima di 36 mesi e può essere rinnovato per un massimo di 6 volte.

Una volta superati questi limiti, si trasforma in automatico in un contratto a tempo indeterminato.

Il Contratto di apprendistato

Il contratto di apprendistato prevede un patto di prova ed un piano formativo individuale (PFI) contestuale all’assunzione tra il lavoratore e l’azienda.

Esistono 3 tipologie diverse di contratto di apprendistato:

  • apprendistato per la qualifica e il diploma professionale;
  • apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere;
  • apprendistato di alta formazione e ricerca.

Limiti e differenze

Per il contratto di apprendistato esistono dei limiti di età. Allo stesso tempo però esiste anche una forma di contratto di apprendistato per i lavoratori in mobilità per qualificarli o riqualificarli, senza alcun limite di età.

Ma qual è la differenza con uno stage? Leggi questo articolo in cui lo staff di Unicusano Benevento ti spiegherà cosa cambia tra le due tipologie di contratto che possono esserti proposte subito dopo la laurea.

Il Contratto a chiamata

Il contratto a chiamata è quel contratto che si attiva solo quando il datore di lavoro necessità di un lavoratore per svolgere una particolare prestazione. Con il Jobs Act è stato stabilito che è obbligatorio effettuare una comunicazione pre-assuntiva ed una comunicazione amministrativa prima di ogni chiamata del lavoratore.

Le modalità d’inizio del contratto a chiamata

Le modalità d’inizio del contratto a chiamata sono:

  • via posta elettronica certificata (PEC);
  • tramite il servizio informatico di Portale Cliclavoro;
  • con un sms, solo nel caso in cui la prestazione debba essere resa non oltre le 12 ore dalla comunicazione;
  • con un fax, solo nel caso di malfunzionamento dei sistemi informatici.

Ora che sai quali sono i principali nuovi contratti di lavoro, lo staff di Unicusano Benevento non può che augurarti in bocca al lupo per i tuoi futuri lavori!

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Informativa ai dell’art. 13 del Regolamento (UE) n. 679/2016 c.d. GDPR

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GDPR) e del decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196 “Codice in materia di protezione dei dati personali”, che i Vostri dati personali raccolti presso di noi, ovvero altrimenti da noi acquisiti, anche in futuro, saranno oggetto di trattamento da parte nostra in qualità di “Titolare”, anche con l’ausilio di mezzi elettronici e/o automatizzati e sempre nel pieno rispetto della normativa applicabile, per le seguenti finalità del trattamento: attività istituzionali dell'Università, la stessa potrà raccogliere i suoi dati personali, inseriti durante la compilazione dei Form predisposti online e cartacei, potrà pertanto successivamente trattare i suoi dati ai fini dell’instaurazione del rapporto di iscrizione ai corsi di laurea e post laurea, compresa l’attività di orientamento degli studenti per la scelta del percorso universitario; attività di informative promozionali telematiche dei corsi universitari e post-universitari, corsi di specializzazione e simili; attività contabili e amministrative relative alla corretta tenuta delle registrazioni obbligatorie per legge, ovvero all’adempimento di disposizioni delle Autorità pubbliche e degli organismi di vigilanza preposti agli accertamenti. 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