informazioni@unicusano.it

800 98 73 73

Cosa fare la mattina prima dell’esame universitario?

Ci siamo: dopo mesi e settimane di studio intenso, è arrivata la mattina prima dell’esame universitario. Mai come in questi casi, quando si deve affrontare una prova impegnativa, la mattina è il momento più importante della giornata. Molti studenti tendono a sottovalutare l’importanza delle ore subito precedenti all’esame, pensando che ormai il più sia stato fatto e che ormai sia arrivato il momento della verità.

In realtà non è proprio così: se è vero che per preparare un esame è necessario iniziare a studiare ben prima della data in cui è fissato l’appello, è altrettanto vero che la mattina prima delle esame deve essere vissuta al meglio e con calma, in modo da prepararsi psicologicamente alla prova.

Ecco quindi alcuni consigli per sfruttare al meglio la mattina prima dell’esame universitario.

Svegliati con il giusto anticipo

mattina prima dell'esameLa mattina prima dell’esame, imposta la sveglia con almeno mezz’ora di anticipo, in modo da iniziare a metabolizzare con calma l’inizio della giornata. Svegliarsi la mattina può essere difficile e farlo in fretta e furia è ancora peggio, perché ti predispone subito ad uno stato d’ansia.

Ad esempio, se il tuo esame è alle 9, imposta la sveglia almeno per le 6 (calcolando sempre con accuratezza il tempo che impieghi per raggiungere l’università). In questo modo avrai tempo di fare tutto con calma, dalla doccia ad un ripasso veloce. Inoltre, alzati dal letto non appena la sveglia suona, rinunciando a quei cinque minuti di sonno in più, che ti farebbero svegliare solo più affaticato. Avrai sicuramente tempo di dormire e riposare una volta superato l’esame.

Fai una leggera attività fisica

Un’attività fisica moderata, come lo yoga, da fare appena scegli può aiutarti moltissimo ad alleviare lo stress e l’ansia, facendoti sentire più tranquillo, concentrato e sicuro.

Se non ami lo yoga, è sufficiente praticare un pò di stretching. Se invece ti senti particolarmente attivo, anche 10 minuti di corsa sono l’ideale per iniziare la giornata con il giusto mood. Qualunque sia la tua scelta, fare attività fisica la mattina dell’esame permette al metabolismo di svegliarsi fin da subito.

Se non sai da dove iniziare con lo yoga o lo stretching, puoi scaricare da qualsiasi appstore un’applicazione dedicata: si tratta di app molto dettagliate e ben fatte, ideali per i neofiti: gli esercizi sono quindi molto semplici e non rischierai di farti male.

Fai un’abbondante colazione

Come in molti altri casi, in tema di colazione la credenza popolare ha senza dubbio ragione: si tratta del pasto più importante della giornata. Quindi, non pensare nemmeno di saltarla la mattina dell’esame!

L’ideale è fare una colazione ricca ma non pesante: evita i cibi che richiedono una digestione lunga e laboriosa, perché ti farebbe sentire stanco ancor prima di cominciare la giornata e potrebbe arrivare addirittura a compromettere il tuo risultato. Quindi evita di riempirti di cornetti alla crema e prediligi cibi sani e leggeri, inserendo anche della frutta nel menù, in modo da sentirti sazio: considera che la sessione d’esame potrebbe durare a lungo, anche fin dopo pranzo, perciò devi farti trovare preparato.

Fai una doccia fredda prima di uscire

Dopo l’attività fisica e la colazione, è ora di una bella doccia fredda. Numerosi studi scientifici ne hanno dimostrato i benefici: una bella doccia fredda di qualche minuto stimola il tuo corpo e la tua mente a dare il meglio di sé. Tutto merito delle endorfine, dette anche “ormoni del piacere” che si scatenano con una bella doccia.

Scegli l’outift migliore per te

Sembra una banalità, ma non è affatto così: indossare gli abiti giusti la mattina prima dell’esame può influenzare il tuo umore e la mentalità con la quale affronterai la prova.

Scegli un’outfit che non sia troppo casual, né eccessivamente formale: indossa vestiti che ti piacciono e che ti fanno sentire a tuoi agio, che esaltino la tua immagine e nei quali ti senti sicuro. Quindi, niente abiti stretti, né vestiti che stravolgano le tue abitudini e il tuo modo di essere, a meno che l’università non imponga un determinato codice di abbigliamento o un’uniforme. Ovviamente, evita pantaloncini corti e canottiere: all’interno degli atenei c’è un’etica dell’abbigliamento da rispettare e inoltre saresti irrispettoso nei confronti dei docenti.

Fai un ripasso veloce

Se ti rimane del tempo prima di uscire di casa, puoi fare un veloce ripasso degli argomenti più importanti. Una buona idea potrebbe essere rileggere gli indici dei libri di testo, ma evita di iniziare un ripasso troppo approfondito poco prima dell’esame, perché potresti solo confonderti le idee.

Cosa fare la mattina prima dell’esame se non sei preparato a sufficienza?

Sicuramente se sei arrivato alla mattina dell’esame senza essere adeguatamente preparato, avrai commesso degli errori nel tuo metodo di studio, ma non è questo il momento di capire quali. Avrai sicuramente la tentazione di studiare tutta la mattina, leggendo a più non posso, ma in realtà non c’è niente di più sbagliato: ciò di cui hai bisogno è di un piano d’azione last minute.

Se hai letto tutto il materiale di studio almeno una volta, e magari fatto qualche riassunto o schema, lascia da parte i libri. Non hai il tempo di rileggere tutto, perciò è più opportuno concentrarsi su ciò che hai riassunto o schematizzato.

Sfruttando la tecnica della lettura veloce puoi rileggere i tuoi appunti o riassunti, sottolineare le parole chiave e provare a realizzare una veloce mappa mentale di ogni argomento, senza scendere troppo nei dettagli.

A questo punto chiedi aiuto: ripeti ad alta voce ad un compagno di studi, che potrebbe simulare le domande, per vedere se hai fissato i concetti principali. Aiutati disponendo sul tavolo tutte le mappe mentali, in modo da individuare subito i macro collegamenti tra i diversi argomenti.

Ora, però, metti un freno: stai facendo una maratona ma non puoi rischiare di arrivare all’esame totalmente stremato. Troppo studio tutto insieme può rivelarsi controproducente, oltre che contribuire ad aumentare il tuo stress e l’ansia da esame.

Photo credits immagine principale: DepositPhoto/belchonock

Photo credits immagine interna: DepositPhoto/VitalikRadko

Commenti disabilitati su Cosa fare la mattina prima dell’esame universitario? Vita Universitaria

Leggi tutto

Come leggere più velocemente? Le strategie da provare

Se sei uno studente universitario, avrai senza dubbio sentito parlare di alcune tecniche che insegnano a leggere più velocemente, senza per questo diminuire le capacità di comprensione.

Tutti possono imparare a leggere più velocemente, applicando alcune strategie legate alla lettura veloce, e quindi ottimizzare i tempi da dedicare allo studio. Sebbene ormai la si dia per scontata, leggere è una delle abilità più importanti per acquisire nuove conoscenze e accedere alle più svariate informazioni. Per studiare con profitto è necessaria un’ottima capacità di lettura, non necessariamente innata: questo processo può essere organizzato in modo produttivo, eliminando le distrazioni e acquisendo padronanza di alcuni metodi che ti aiuteranno ad ottimizzare le tue perfomance.

Vediamo allora alcuni consigli che ti aiuteranno a capire come leggere più velocemente e rendere più produttive le tue ore di studio.

Le strategie per leggere più velocemente

Le tecniche di lettura veloce sono l’ideale per ottimizzare i risultati. Attenzione però: leggere più veloce non vuol dire studiare di meno ma solo massimizzare il tuo impegno senza intaccare la comprensione e l’apprendimento.

Ecco allora come leggere più velocemente.

Metti alla prova la tua velocità di lettura

Prima di iniziare, la cosa più importante da fare è conoscere il tuo punto di partenza, quindi quanto velocemente leggi oggi. Esistono diverse quiz online che ti permettono di testare la tua velocità di lettura, ma la cosa migliore da fare è prendere autonomamente i tuoi tempi.

Per testare la tua velocità di lettura basta dotarsi di un cronometro (va benissimo anche quello integrato nello smartphone) e cronometrare la velocità con la quale leggi un testo.

Ecco i passi da seguire:

  • Prendi un libro qualsiasi (non per forza un testo universitario) e scegli un paragrafo da leggere
  • cronometra il tempo che impieghi per leggerlo tutto
  • conta il numero di parole che letto.

Ricorda di leggere alla tua velocità normale per non falsare i risultati del test. Fai il test su più paragrafi del libro in modo da avere un indicatore di tempo più accurato: utilizza questi risultati come confronto per monitorare il tuo tasso di miglioramento nel tempo.

La tecnica del puntatore

leggere più velocementeLa “tecnica del puntatore” riprende un gesto che molti di noi mettevano in atto da bambini, in età scolare, ma che poi è stato abbandonato durante la crescita. Questo metodo, introdotto da Evelyn Wood, pioniere della lettura veloce, consiste nel far scorrere l’indice lungo la pagina, seguendo la frase mentre la si legge. Questo semplice gesto può aiutare ad aumentare notevolmente la concentrazione e il ritmo di lettura.

Per usare questa tecnica in modo efficace, è importante muovere il dito, ossia la tua guida, in modo costante, senza fermalo o rallentarlo. Quindi, devi semplicemente far scorrere il dito da un lato all’altro del testo ad una velocità uniforme: in questo modo capirai subito quando ti distrai o ti blocchi.

Fai fare ginnastica ai tuoi occhi

Se vuoi aumentare la tua velocità di lettura, una delle metodologie da mettere in atto riguarda il movimento degli occhi.

Inizia a presentare attenzione al loro movimento, per capire quando li sposti indietro, poi avanti e poi di nuovo indietro. A lungo andare, questo movimenti aggiungono ore intere alla tua esperienza di lettura. Un esercizio che puoi fare, anche senza un libro, è quello di spostare gli occhi da sinistra a destra spostando contemporaneamente la testa. Mentre ti sposti, assicurati di tenere gli occhi aperti: la tua testa dovrebbe muoversi mentre gli occhi rimangono fermi.

Dopo aver guardato un pò di volte da sinistra a destra, ripeti l’esercizio, ma stavolta permetti ai tuoi occhi di muoversi seguendo il movimento della testa. I tuoi occhi dovrebbero rimanere centrati e non guardare a destra o a sinistra. Infine, mantieni la testa dritta e guarda con gli occhi a sinistra e a destra alcune volte.

Imparare questo movimento degli occhi ti permette di scansionare il contenuto del libro senza distrarti.

La tecnica dell’anteprima

Questa strategia è molto utile per farti un’idea di quello che troverai sul libro, in modo da contestualizzare al meglio parole ed espressioni. Questo ti permette di scorrere più velocemente nella lettura, senza fermarti a chiederti il contesto di alcune espressione.

Ecco come applicare questa strategia:

  • Leggi il titolo e il sottotitolo
  • Leggi la parte posteriore del libro
  • Osserva l’indice
  • Guarda immagini, grafici o tabelle
  • Scansiona elenchi puntati e parole in grassetto

La tecnica dei blocchi di parole

Questa è una delle tecniche per imparare la leggere più velocemente più diffusa e prevede l’acquisizione di una nuova abilità, quella di leggere gruppi di parole.

Leggere blocchi di parole è una competenza chiave per velocizzare la lettura: l’obiettivo di questa tecnica è ridurre il numero di interruzioni che gli occhi eseguono mentre leggi, leggendo appunto gruppi di parole e non parole singole. In questo modo la lettura sarà notevolmente più fluida.

Con il tempo e l’allenamento, l’occhio imparerà ad individuare le parole chiave di ogni paragrafo, ossia quelle che veicolano l’intero senso della lettura. Inoltre imparerai a saltare le parole di congiunzione e le ridondanza, che rallentano la lettura.

Come mantenere la concentrazione nella lettura veloce

L’obiettivo della lettura veloce non.è solo ottimizzare i tempi ma anche mantenere un livello ottimale di concentrazione.

Per raggiungere questo obiettivo è necessario ridurre al minimo le distrazioni, allontanandoti dalle attività che potrebbero distoglierti dalla lettura: spengi quindi la televisione, la radio, il PC e il telefono cellulare. Assumi una posizione corretta, possibilmente su una sedia che ti permetta di poggiare i piedi a terra.

Atre strategie che potrebbero aiutarti a mantenere la concentrazione sono:

  • Prendere appunti mentre leggi:in questo modo di costringi a riflettere e interpretare ciò che leggi. Se trovi molto difficile o addirittura impossibile riassumere il testo in brevi note, probabilmente non hai afferrato completamente il senso del testo;
  • Porsi le domande giuste, prima di leggere: prendi nota delle principali domande a cui ti aspetti di trovare risposta nel testo. e mentre leggi, cerca di individuare queste risposte. Questo ti aiuterà ad organizzare il tuo pensiero e a memorizzare il significato che hai ricavato dal testo.

Photo credits immagine principale: depositphoto/eskaylim

Photo credits immagine interna: depositphoto/alebloshka

Commenti disabilitati su Come leggere più velocemente? Le strategie da provare Vita Universitaria

Leggi tutto

Come sono gli studenti di ingegneria? Le 5 caratteristiche che dovresti conoscere

La facoltà di ingegneria è una tra le più gettonate, non solo all’Università di Benevento ma in tutti gli atenei italiani. Il merito è delle ottime prospettive lavorative e di carriera che offre questa specializzazione, ma anche per il fascino che la figura dell’ingegnere esercita sui giovani.

Ma come sono gli studenti di ingegneria? Quali sono le loro caratteristiche e attitudini particolari, che li differenziano dai ragazzi che frequentano altre facoltà?

Iniziamo subito con il dire che uno studente di ingegneria si riconosce a prima vista: affronta un percorso di studi impegnativo, che nell’immaginario collettivo lo trasforma in un essere mitologico, a metà tra genio e robot. Ma se tutti sanno che per avere successo come ingegnere bisogna possedere e sviluppare capacità come la logica, l’elaborazione di calcoli matematici complessi e di formule apparentemente comprensibili, non tutti conoscono le 5 vere caratteristiche degli studenti di ingegneria.

Scoprile insieme a noi in questa guida (semi-seria)!

Le caratteristiche fisiche dello studente di ingegneria

C’è chi dice di poter riconoscere uno studente di ingegneria a chilometri di distanza, e non c’è niente di più vero! Ecco alcune caratteristiche fisiche che ti rendono simile ai tuoi compagni di corso.

Calvizie

studenti ingegneriaSe un vero studente di ingegneria? Allora preparati: il segno distintivo per antonomasia, che ogni ingegnere che si rispetti deve assolutamente avere è la calvizie. Avere più di un capello in testa è una vera e propria vergogna accademica! Sarà perché sei abituato a strapparti i capelli davanti a calcoli impossibili?

Pallore

Non ci sono dubbi: gli studenti di ingegneria passano gran parte del loro tempo chiusi in casa a studiare. Acquistano quindi un colorito pallido, tipica di chi scarsi contatti con i raggi solari. D’altronde nessun aspirante ingegnere si presenterebbe ad un esame abbronzato, altrimenti potrebbe far credere ai docenti di avere una vita, anziché passare tutto il tempo a studiare!

Borse sotto gli occhi

Lo studente di ingegneria è dedito allo studio: non ha tempo di divertirsi, ma neanche di dormire. Perciò ogni studente che si rispetti ha due enormi borse sotto gli occhi, segno inconfondibile di una notte passati chini sui libri.

Caratteristiche caratteriali degli studenti di ingegneria

Se finora abbiamo descritto le caratteristiche fisiche degli studenti di ingegneria, quali sono quelle caratteriali? Vediamole insieme e ricorda: facciamo dell’ironia!

Relazioni con il sesso opposto, queste sconosciute

Uno studente di ingegneria ha solo un obiettivo in mente: la laurea. Questo obiettivo diventa così prioritario da dimenticare l’esistenza del sesso opposto, senza parlare dell’eventualità di avere un partner!

A quanto vita sociale, poi, l’ingegnere potrebbe paragonarsi ad un alieno. Niente uscite, niente feste, a volte diventa una perdita di tempo anche mangiare. Quando i colleghi di facoltà gli chiedono di uscire, la voglia di partecipare viene irrimediabilmente superata dai sensi di colpa, che lo portano a rifiutare l’invito con la promessa di recuperare dopo l’esame.

E per quanto riguarda l’alimentazione, non è certo un mistero che quella dello studente di ingegneria sia del tutto sregolata: cibi precotti, snack salati, dolcetti e merendine varie, bibite energizzanti e caffé in quantità industriale.

Senso dello humor

studente ingegneriaDifetti fisici a parte (presunti), bisogna ammettere che gli ingegneri sono dotati di un grande senso dell’umorismo. La maggior parte delle volte le battute le capiscono solo loro e i loro compagni di corso, ma questo è un discorso a parte. La maggior parte delle barzellette che raccontano coinvolgono un ingegnere meccanico, un ingegnere chimico, un ingegnere elettronico e un informatico, solitamente dentro una Cinquecento. Ad un certo punto la macchina si ferma e si spegne il motore, e tutti gli ingegneri iniziano a discutere sulle possibili motivazioni del guasto, ognuno facendo riferimento alla propria branca di specializzazione. La discussione va avanti, finché non interviene l’informatico: “Ma se noi provassimo ad uscire e poi a rientrare?”.

Se hai sorriso, anche tu sei un pò nerd come uno studente di ingegneria.

Identikit dello studente di ingegneria: conclusioni

Concludiamo questa scherzosa carrellata di caratteristiche degli studenti di ingegneria con un bonus, che in realtà è una sindrome dalla duplice faccia: la sindrome di onnipotenza/persecuzione. Non importa quale corso di laurea frequentino i suoi amici, lo studente di ingegneria riterrà che la sua sia sempre la più complicata. Lui ha gli esami più difficili, i professori più maligni, lui è quello che studia di più. Insomma, lui è onnipotente, gli altri sono nulla. Il suo acerrimo nemico? L’architetto, che non perde occasione di denigrare. L’origine di questo odio, che nasce più o meno dopo un anno di studi, è sconosciuto, ma sembra essere qualcosa di atavico e immodificabile.

 

Commenti disabilitati su Come sono gli studenti di ingegneria? Le 5 caratteristiche che dovresti conoscere Studiare a Benevento, Vita Universitaria

Leggi tutto

Come scegliere il computer per universitari? Gli elementi da considerare

Se sei uno studente universitario puoi avere bisogno di utilizzare il computer in mobilità, per diverse esigenze. Ecco perché comprare un computer portatile per universitari è sicuramente una buona scelta, anche se spesso è difficile orientarsi tra diversi brand e modelli.

Ecco quindi qualche consiglio per scegliere il miglior computer per universitari, analizzando i diversi elementi da prendere per guidarti ad un’acquisto oculato.

Laptop per universitari: il formato

portatile studentiPrima di addentrarci nelle caratteristiche tecniche del miglior computer per universitari, è importante scegliere il formato del laptop da acquistare: si tratta di un aspetto molto importante, che può influire notevolmente sulla comodità e praticità di utilizzo. Ad esempio un notebook tradizionale può offrire molta potenza, ma non la stessa comodità di un 2 in 1, che può essere utilizzato anche come tablet.

Ecco quindi i principali formati di computer portatili disponibili sul mercato:

  • Laptop o notebook: sono i classici portatili, caratterizzati dalla chiusura a conchiglia. In passato la differenza tra notebook e laptop era legata alle dimensioni (i primi erano più piccoli e quindi più maneggevoli), ma oggi non si fa più alcuna distinzione e questi termini sono usati come sinonimi
  • Ultrabook, caratterizzati dalle dimensioni molto contenute, ma con un corpo simile a quello dei notebook tradizionali e chiusura a conchiglia. Ovviamente nella scocca non troveremo, per via delle dimensioni ridotte, tutte gli elementi di un notebook, ma solitamente gli ultrabook sono realizzati in materiali ricercati, come leghe di alluminio o magnesio. Il prezzo è solitamente più alto rispetto ai tradizionali notebook
  • Detachable, o 2-in-1: si tratta di un prodotto ibrido tra un notebook e un tablet, perché si compongono di due parti; quella della schermo dispone di tutti gli elementi necessari al funzionamento del computer, mentre quella della tastiera integra le porte USB. Le due parti possono essere utilizzate unite, come un portatile tradizionale, ma lo schermo si può staccare e utilizzare come se fosse un tablet, grazie al display touch screen
  • Convertibili, noti per la loro flessibilità: lo schermo si può ruotare di 360 gradi ed è touch screen. Quindi è possibile riporre la tastiera nella parte posteriore del notebook ed utilizzarlo come se fosse un tablet.

Il display

Uno studente universitario utilizzerà il computer per scrivere e leggere, guardare grafici, video e molti altri contenuti multimediali. Perciò è fondamentale scegliere un pc con un buon display e con dimensioni adatte alle tue esigenze.

Per quanto riguarda la risoluzione, puoi orientarti sul Full HD (1920 x 1080 pixel), che rappresenta una scelta intermedia tra il semplice HD (1366 x 768 pixel o 1280 x 720 pixel), insufficiente per vedere i contenuti multimediali, e l’Ultra HD 4K (3840 x 2160 pixel), spesso eccessivo per gli utilizzi di uno studente.

Le dimensioni dello schermo possono variare tra i 10 e i 18 pollici e la scelta in questo caso dipende dalle preferenze personali. C’è chi punta tutto sulla portabilità e chi invece preferisce uno schermo più ampio per vedere meglio i video: in ogni caso è bene non superare i 15 pollici, dal momento che avrai bisogno di mettere il portatile nello zaino.

Inoltre, considera che risoluzioni e dimensioni non sono collegati: puoi trovare notebook con schermi grandi e bassa risoluzione, e viceversa.

Computer per studenti: le componenti hardware

hardware computer studentiLa scheda tecnica è un elemento fondamentale per giudicare la qualità di un notebook. Nonostante uno studente universitario non abbia necessità professionali e possa spesso accontentarsi di soluzioni di fascia medio/bassa, è comunque importante valutare le diverse soluzioni per acquistare il miglior computer possibile. Inoltre, dai componenti hardware dipendono fattori come la velocità di esecuzione delle applicazioni, le porte USB disponibili, la presenza o meno di una webcam e l’autonomia della batteria.

Ecco quindi alcune componenti da considerare in fase di acquisto del laptop per universitari.

Processore (CPU)

Il processore è il cervello del computer: attraverso le unità di calcolo (core) elabora e gestisce dati. I portatili che troviamo sul mercato hanno solitamente un processore a più core, spesso Quad-Core, ma sono presenti anche altri soluzioni, dagli Octa-Core ai Six-Core. Più aumenta il numero di core, più il computer sarà in grado di gestire più incarichi contemporaneamente. Sul mercato troverai essenzialmente due tipologie di processori, Intel e AMD, aziende leader in questo settore.

RAM

La RAM è la memoria volatile, dove i dati vengono immagazzinati momentaneamente per essere utilizzati dal PC al momento del bisogno. Semplificando, un portatile con più RAM sarà in grado di aprire più applicazioni contemporaneamente senza problemi di prestazione. Un valore standard che può andare bene sono 8GB, ma se hai particolari restrizioni sul budget e non devi fare utilizzi avanzati del portatile, potresti accontentarti anche di 4GB.

Storage

Ossia le periferiche di archiviazione non volatile, le memorie in cui il computer salva tutti quei dati che rimangono disponibili anche dopo averlo riavviato. Ne esistono diversi tipi: le SSD, sono le memorie più veloci, silenziose e in grado di resistere agli urti.

Batteria

La classificazione delle batterie viene effettuata considerando il numero di milliampereora (mAh) e di celle di cui dispone: generalizzando, più è alto il numero di mAH, maggiore è la durata del sistema.

Il sistema operativo

  • Windows: è il sistema operativo più diffuso, perciò è una scelta sicura per uno studente universitario. Le applicazioni più popolari sono compatibili e Windows 10 è ormai preinstallato nella maggior parte dei portatili.
  • macOS: è il sistema operativo di Apple, disponibile solamente sui MacBook. Compatibile con molte applicazioni popolari (es. Office e la suite Adobe), a alcuni software specifici disponibili per Windows potrebbero non essere disponibili. È apprezzato dagli studenti che amano la facilità d’uso e hanno a disposizione un budget piuttosto alto.
  • ChromeOS: il sistema operativo che si trova sui Chromebook. Il suo focus è rivolto principalmente al cloud e le principali applicazioni disponibili sono quelle classiche offerte da Google.
  • Android: conosciuto principalmente per il suo utilizzo in campo smartphone, questo sistema operativo si trova è ormai su una miriade di dispositivi, portatili compresi. Le principali applicazioni compatibili sono quelle quelle disponibili sul Play Store di Google, proprio come avviene con i dispositivi mobili.

Commenti disabilitati su Come scegliere il computer per universitari? Gli elementi da considerare Vita Universitaria

Leggi tutto

Le 5 cose che non sai di ingegneria gestionale

Stai pensando di iscriverti al corso di laurea in ingegneria gestionale? Si tratta di un’ottima scelta, perché affronterai un percorso di studi interdisciplinare, ricco di spunti e dalle molteplici possibilità lavorative. Ma prima di iscriverti a questo corso di laurea, sei sicuro di sapere cosa fa un ingegnere gestionale?

Ecco quindi 5 cose che non sai di ingegneria gestionale e che dovresti sicuramente sapere prima di iscriverti a questo corso di laurea.

1. Chi è l’ingegnere gestionale?

L’ingegnere gestionale è una figura che si pone come punto di raccordo tra tecnici e manager: il suo compito è progettare interventi di business migliorativi per l’azienda in cui opera, o per una business unit di quest’ultima, per guidarla verso il raggiungimento delle cosiddette best practice.

Solitamente l’ingegnere gestionale opera in un contesto trasversale rispetto ai diversi settori dell’azienda e possiede una mentalità e una preparazione multidisciplinare, flessibile e sistemica, che gli consentono di governare la dinamica e l’ottimizzazione dei processi, oltre a garantire una gestione efficiente dell’impresa, sia dal punto di vista organizzativo che economico.

2. Come lavora un ingegnere gestionale

Sono davvero molti gli aspiranti studenti, e non solo, che si chiedono a cosa serve l’ingegneria gestionale e quali sono le mansioni fondamentali di un ingegnere gestionale.

Le attività svolte da un professionista in questo settore possono riguardare:

  • l’organizzazione aziendale, che comprende l’analisi dei processi, dei costi, delle prestazioni del personale impiegato e quindi la pianificazione e l’organizzazione delle attività, la gestione e il coordinamento dei team di progetto, attività di problem solving, la gestione degli stakeholders e della customer satisfaction
  • il controllo di gestione, ossia la verifica dei costi dei processi adottati all’interno dell’azienda, il budgeting e il monitoring di programma
  • il controllo di qualità, che comporta la verifica della correttezza delle procedure in vigore, la corretta applicazione di tali procedure ai processi aziendali e il mantenimento di queste procedure, oltre al controllo della qualità dei servizi e dei prodotti forniti e della sicurezza delle procedure aziendali
  • la gestione dei progetti di innovazione, ristrutturazione e investimento, al fine di ottimizzare la produzione dell’impresa
  • la pianificazione delle strategie dell’impresa o del settore societario di riferimento
  • la progettazione e la gestione operativa dei sistemi produttivi e logistici
  • la gestione dei rischi di impresa, ossia l’identificazione e valutazione di tali rischi e quindi l’individuazione di azioni correttive e l’assegnazione di priorità e il successivo monitoraggio.

3. In cosa si distingue l’ingegneria gestionale dagli altri corsi in ingegneria?

ingegneria gestionaleLa specializzazione in ingegneria gestionale si differenzia dalle altre branche dell’ingegneria perché forma professionisti con una visione sistemica dell’impresa e del contesto in cui questa opera, in possesso di conoscenze approfondite delle tecniche decisionali e delle strategie di impresa, che è in grado di esaminare non solo grazie all’utilizzo di competenze economiche, ma con un approccio misto di tipo matematico e tecnologico.

Si tratta di una professione molto richiesta nel mercato del lavoro, in particolare dalle società medio-grandi, proprio perché l’ingegnere gestionale è la sola figura in grado di compiere un’analisi unitaria e complessa della gestione aziendale, in possesso delle competenze per costruire e applicare modelli di intervento per risolvere le problematiche di un’impresa e aumentarne la produzione.

Per esercitare la professione è sufficiente una laurea triennale in Ingegneria Gestionale, tuttavia le aziende richiedono sempre più spesso professionisti in possesso di una laurea specialistica, che quindi può offrire maggiori sbocchi lavorativi. L’esame di Stato e l’iscrizione all’Albo presso l’Ordine degli Ingegneri è sicuramente un valore aggiunto, ma non è obbligatorio per esercitare, a meno che non si dedica di lavorare come liberi professionisti.

4. Cosa si studia ad ingegneria gestionale?

I corsi di laurea in ingegneria gestionale hanno un piano di studi piuttosto ampio e complesso, imprescindibile per formare una figura professionale così completa e stabile.

Tra le materie che caratterizzano maggiormente questo corso di laurea troviamo:

  • ingegneria meccanica
  • ingegneria elettronica
  • informatica
  • fisica
  • analisi
  • inglese

Durante l’ultimo anno dei triennio solitamente il piano di studi si focalizza su materie come la gestione aziendale, l’economia applicata all’ingegneria, sistemi integrati di produzione e gestione degli impianti aziendali.

5. Un’ultima curiosità: l’ingegneria gestionale è donna

La madre dell’ingegneria gestionale è universalmente riconosciuta in Lilian Moller Gilbreth (1878-1972): ingegnere, psicologa, dirigente d’azienda e madre di 12 figli. Fu la prima professoressa donna al Dipartimento di Ingegneria della Purdue University, la prima donna eletta al National Academy of Engineering e la seconda donna ad entrare nella American Society of Mechanical Engineers. Grazie alla sua formazione multidisciplinare, è stata la prima ad applicare la psicologia alla risoluzione dei problemi che si presentavano nelle grandi aziende in cui lavorava come consulente.

Perché scegliere ingegneria gestionale?

ingegnere gestionaleDopo aver esplorato le cinque cose che forse non sapevi sul corso di laurea in ingegneria gestionale, rispondiamo all’ultima fondamentale domanda: perché scegliere questo percorso di studi?

Iscriversi ad ingegneria gestionale vuole dire avere notevoli possibilità in ambito lavorativo: questa professione non conosce crisi e, al pari delle altre branche dell’ingegneria, in un tempo medio di 5 anni permette di trovare un impiego stabile con una retribuzione medio-alta.

Un ingegnere gestionale infatti può lavorare, sia come dipende che come consulente, nelle diverse società di produzione di beni e servizi, soprattutto di grandi dimensione e multinazionali, oppure, più nello specifico, in imprese del settore finanziario o assicurativo.

Analizzando nel dettaglio i profili che un ingegnere gestionale può ricoprire dopo la laurea possiamo elencare:

  • Supply Chain Manager: gestisce  il processo diretto a trasferire un prodotto o un servizio dal fornitore al cliente. L’obiettivo è quello di migliorare le prestazioni e l’efficienza dell’intero flusso di approvvigionamento risorse e stoccaggio di prodotti finiti.
  • Software developer, uno dei profili più richiesti dal mercato del lavoro. Si tratta di chi materialmente scrive il codice per la realizzazione di siti, piattaforme, strutture informatiche e le testa per il mercato. Anche se non è il primo e fondamentale sbocco lavorativo per chi studia ingegneria gestionale, moltissime aziende e società di consulenza cercano profili da formare per lo sviluppo di app, software e database.
  • Consulente IT, che ha il compito di aiutare le imprese a scegliere la soluzione di information technology più adatta tra le migliaia esistenti, per soddisfare un bisogno specifico o  realizzare un obiettivo. Nel caso specifico, chi ha un background ingegneristico è chiamato ad applicare questa materiale per la risoluzione di problemi di calcolo, dai più semplici a più complessi, fino agli algoritmi e ai sistemi di sicurezza e blockchain.
  • Logistic manager: in questo ruolo un ingegnere gestionale si occupa specificamente del comparto logistica e trasporti, calcolando i  progettando i percorsi più efficienti per far arrivare la merce a destinazione o per migliorare le prestazioni di consegna. Per quanto riguarda le competenze tecniche, le aziende richiedono la conoscenza dei software SAP e delle logiche MRP. In genere il logistic manager è ricerca da società come Amazon e DHL  ma anche dal comparto GDO.
  • Data manager, un ruolo che consiste nel gestire e analizzare i dati di un determinato settore produttivo per pianificare al meglio le strategie di penetrazione di uno o più mercati. Spesso è un ruolo offerto nel settore automotive con task organizzative e di coordinamento.
  • Salesforce analyst, il profilo assunto per studiare i dati di vendita e che aiuta l’impresa a orientare le proprie scelte commerciali. In genere è in grado di monitorare, a titolo esemplificativo, quanti e quali prodotti sono stati venduti maggiormente in un determinato momento, quali invece hanno deluso le aspettative di distribuzione tra il pubblico e per quale motivo.
  • Business analyst e Business Intelligence analyst: questa posizione è offerta generalmente nel settore della consulenza e simili per conto di aziende loro clienti. Consiste nell’elaborare strategie per creare nuove opportunità di business consigliando le società su quali mosse compiere per ottenere un buon posizionamento di mercato. A differenza di un consulente strategico, però, un ingegnere gestionale deve elaborare una strategia basandosi sull’analisi dei dati e deve essere in grado di redigere un business plan con scenari elaborati su base statistica.

Commenti disabilitati su Le 5 cose che non sai di ingegneria gestionale Vita Universitaria

Leggi tutto

Le 5 cose che (forse) non sai della facoltà di psicologia

Hai quasi finito la scuola superiore e stai pensando di iscriverti alla facoltà di Psicologia? Si tratta davvero di un’ottima scelta, ma è fondamentale iniziare il percorso universitario avendo ben chiari i propri obiettivi, in modo da non ritrovarsi, nel corso degli anni, a pentirsi delle proprie scelte e a seguire un percorso obbligato piuttosto che una scelta consapevole.

Ecco quindi 5 cose che forse non sai della facoltà di Psicologia e che invece dovresti sapere prima di intraprendere questo percorso di studi.

1. Le prospettive professionali dei laureati in psicologia

Gli studenti che si laureano in psicologia possono lavorare come dottori in tecniche psicologiche, come psicologi o come psicoterapeuta.

Dottore in tecniche psicologiche

Il dottore in tecniche psicologiche è una figura professionale che può svolgere mansioni “inferiori” rispetto a quelle delle psicologo, che comunque deve sempre supervisionare tali attività.

Si tratta di una figura professionale introdotta nel 2001, con il Decreto n.328/2001- Capo X, sotto il nome di “psicologo junior”, poi modificato in “dottore in tecniche psicologiche” proprio per sottolineare le differenze tra i due profili (Legge n.170/2003, Art.3).

Il dottore in scienze psicologiche può, ad esempio, somministrare test non diagnostici, assistere alla formazione aziendale o svolgere compiti da educatore. Per conseguire questo titolo è necessario laurearsi al corso triennale, seguire un tirocinio e superare l’Esame di Stato, per poi iscriversi all’apposito Albo professionale, sezione B. Il percorso di studi per diventare dottore in tecniche psicologiche dura quindi dai 3 ai 4 anni circa.

Nonostante la brevità del percorso professionale, che potrebbe sembrare un vantaggio, bisogna però sottolineare come il mercato del lavoro per queste figura professionale sia piuttosto privo di possibilità, con un’elevata difficoltà nel trovare un’occupazione e l’impossibilità di svolgere un lavoratore autonomo.

Dopo la laurea triennale, quindi, è consigliabile proseguire gli studi con il corso di laurea specialistico, in modo da poter aspirare alla professione di psicologo.

Psicologo

Lo psicologo è un professionista delle salute, specializzato nel funzionamento della psiche: attraverso gli strumenti tipici della professione e applicando specifiche teorie, ha l’obiettivo di far ritrovare uno stato di benessere a coloro che si rivolgono a lui. Il lavoro dello psicologo può essere indirizzato a singoli, a gruppi o a comunità.

Gli ambiti di lavoro sono diversi, e variano in base all’indirizzo scelto durante il percorso di studi.

Il più noto è sicuramente quello della psicologia clinica, che porta il professionista a lavorare in un servizio pubblico oppure ad aprire uno studio privato, dove poter fare diagnosi attraverso la somministrazione di test, o svolgere attività di consulenza, sostegno e riabilitazione. Attenzione però: lo psicologo non può svolgere attività di psicoterapia (per la quale bisogna appunto essere psicoterapeuti), né somministrare farmaci, attività di competenza dello psichiatra.

Un altro ambito è quello della psicologia del lavoro, che consente di trovare occupazione all’interno di contesti aziendali, dove lo psicologo può occuparsi, ad esempio, della selezione del personale.

Chi invece opta per l’ambito sociale potrà collaborare con gli Enti territoriali per migliorare la qualità di vita all’interno delle comunità. Infine, chi si specializza in neuroscienze, troverà possibilità occupazionali all’interno dei Centri di ricerca.

Il lavoro delle psicologo, quindi, può assumere diverse forme, anche e soprattutto in base alle proprie inclinazioni personali.

Per diventare psicologo, tuttavia, non basta conseguire una laurea triennale poi seguire un corso di laurea specialistica biennale. L’iter andrà infatti completato svolgendo gratuitamente un tirocinio professionalizzante, della durata di un anno, sostenendo l’esame di Stato e infine iscrivendosi all’Albo professionale dell’Ordine degli psicologi, sezione A, per poter essere abilitati all’esercizio della professione.

Si tratta di un percorso che richiede circa 6 anni, e che purtroppo molto spesso immette in un mercato del lavoro difficile, nel quale il giovane psicologo fatica nel trovare una professione appagante, anche per l’agguerrita concorrenza dei più formati psicoterapeuti.

Ecco perché molti psicologi, una volta terminato questo percorso di studi, decidono di iscriversi ad un master, un dottorato o una scuola di specializzazione, per ottenere il titolo di psicoterapeuta e poter creare una propria attività, proponendo servizi che possano rispondere al bisogno di assistenza psicologica molto presente nella società attuale.

Psicoterapeuta

psicologiaLo psicoterapeuta è uno psicologo che può svolgere attività di psicoterapia: può quindi svolgere tutte le mansioni che sono di competenza di uno psicologo clinico, ma in più prendere in carico una persona che soffre di una particolare patologia, come ad esempio la depressione, agendo in profondità attraverso l’applicazione di tecniche specifiche. Ricordiamo che lo psicoterapeuta non può somministrare farmaci, attività di competenza dello psichiatria, ossia del medico che si è specializzato in psichiatria.

Per diventare psicoterapeuta bisogna prima completare l’iter per diventare psicologo e quindi iscriversi a una scuola di specializzazione della durata di 4 anni: tale scuola può essere sia privata che universitaria, purché sia ufficialmente riconosciuta dal MIUR. Dal momento che a frequentare la scuola di specializzazione sono dei professionisti, le lezioni si svolgono solitamente nel weekend, in modo da permettere di svolgere un’attività lavorativa durante la settimana.

Le scuole di specializzazione in psicoterapia si differenziano per il quadro teorico di riferimento; le più diffuse sono:

  • cognitivo comportamentale
  • costruttivista
  • sistemico
  • psicoanalico.

Il mercato di lavoro di uno psicoterapeuta è senza dubbio più ampio rispetto a quello di uno psicologo, anche grazie al maggior numero di attività che possono essere svolte.

2. Esiste solo lo psicologo clinico?

Quella dello psicologo clinico è l’immagine più diffusa della psicologia, ma come abbiamo anticipato, gli psicologi sono coinvolti in moltissimi ambiti al di là della clinica.

Anche nella psicologia clinica, poi, esistono numerose specializzazioni, come:

  • Terapia di coppia o famigliare;
  • Terapia in comunità;
  • Terapia di recupero delle dipendenze;
  • Psicologia dell’immigrazione;
  • Sessuologia (tipicamente abbinata alla terapia di coppia).
  • Psicologia LGBT+ (un campo che sta sorgendo ultimamente, che si occupa di trattare le necessità e le problematiche sociali di questa categoria di persone. Ha diverse affinità con la sessuologia, ma segue il percorso a livello anche sociale).
  • Psico-oncologia e psicologia ospedaliera (rami molto delicati dedicati al trattamento dei clienti con lunga degenza o terminali, o al recupero ottimale post-tumorale);
  • La Psicologia dell’emergenza, in genere sia impiegato nel pronto soccorso, per trattare i pazienti in stato di shock, che hanno appena subito un trauma o relativi parenti. Tuttavia la psicologia dell’emergenza trova un’importante applicazione anche fuori dagli ospedali: è infatti la specializzazione di quella classe di psicologi che interviene sui sopravvissuti alle catastrofi direttamente sul luogo della calamità.
  • La psicologia dello sviluppo e del ciclo di vita, che si focalizza principalmente sullo studio e sul trattamento di quella che viene chiamata “Età dello sviluppo”: infanzia e adolescenza. All’opposto è invece la psicologia dell’età geriatrica, che si occupa invece delle problematiche psico-sociali relative all’invecchiamento;
  • La neuropsicologia clinica è una grossa ramificazione della psicologia clinica che studia gli aspetti funzionali del cervello, sia nell’ambito della ricerca che clinico-patologico.
    La seconda si occupa dello studio e della cura dei danni apportati agli elementi del sistema nervoso.

3. Che possibilità ci sono oltre la psicologia clinica?

psicoterapiaAbbiamo ormai capito che diventare psicologi non vuol dire necessariamente diventare psicologi clinici: esistono moltissime specializzazioni che si distanziano dalla psicologia clinica. Eccone alcune:

  • La psicologia del lavoro e delle organizzazioni è una branca che si occupa di potenziare la produttività e assicurare il benessere all’interno delle organizzazioni aziendali;
  • La psicologia cognitiva applicata è una nuovissima branca che si pone di assicurare e migliorare il benessere dei propri clienti. Il target di riferimento può essere una singola persona, così come un’intera comunità.
  • La psicologia dello sport è una branca particolarmente ricercata al giorno d’oggi. Gli psicologi dello sport si occupano della preparazione mentale e del benessere degli atleti. Negli sport di squadra inoltre gestiscono la comunicazione non solo all’interno dei team sportivi, ma fra tutte le figure che fanno parte della squadra, inclusi allenatori e figure affini.
  • La psicologia forense è un campo piuttosto ampio e famoso della psicologia che va a toccare anche alcuni aspetti della psicologia clinica. Come psicologo forense ci si può ad esempio occupare di criminologia o di psicologia della testimonianza. Si riveste anche un ruolo importante nella raccolta di testimonianze da parte di minori che hanno subito un abuso.
  • Il campo della formazione. Al di là del lavoro come insegnante al liceo, gli psicologi possono occuparsi di condurre corsi di formazione nel campo ad esempio della comunicazione o fornire competenze specifiche ai dipendenti delle aziende che lo richiedono.

4. Le materie di studio

Ogni ateneo struttura i corsi di laurea in modo peculiare, ma in tutte le facoltà di psicologia si studiano materie come:

  • Psicologia generale
  • Psicologia dello sviluppo
  • Psicologia sociale
  • Psicologia del lavoro
  • Psicologia clinica
  • Psicologia dinamica
  • Psicologia cognitiva
  • Psicologia dell’infanzia
  • Biologia
  • Neuroscienze o neuropsicologia
  • Inglese
  • Storia della filosofia o delle scienze umane
  • Statistica psicometrica
  • Pedagogia generale o Sociologia generale
  • Metodi e tecniche dell’intervista e del questionario
  • Metodi e tecniche di conduzione dei gruppi
  • Metodologia della ricerca psicologica.

5. Esiste un profilo ideale per studiare psicologia?

Il candidato ideale ad un percorso nella Facoltà di Psicologia è una persona dotata di buona cultura generalepropensione all’empatia e all’intuizione empaticapazienzacapacità di ascolto e buona capacità di affrontare le avversità con calma, raziocinio e ragionamento lucido e logico. Queste sono alcune delle soft skill, o qualità innate, richieste ed utili per diventare un bravo psicologo.

Commenti disabilitati su Le 5 cose che (forse) non sai della facoltà di psicologia Vita Universitaria

Leggi tutto

Come coltivare un orto in casa? Tre consigli da seguire

Stai pensando di iniziare a coltivare un orto in casa ma non sai da dove iniziare? Niente paura: segui i nostri consigli su come coltivare un orto domestico e in men che non si dica iniziare a gustare ortaggi e verdure prodotti direttamente da te!

Cominciamo subito sfatando un mito: per coltivare un orto non servono necessariamente grandi spazi come quelli di un giardino o una terrazza. Un piccolo balcone può trasformarsi nel luogo ideale per un orto domestico, specialmente per quanto riguarda gli ortaggi e offrire l’enorme soddisfazione di portare a tavola i propri prodotti, coltivati a chilometro zero. Il trucco è scegliere la terra e le piantine giuste, tenendo conto, nella scelta degli ortaggi, dell’esposizione e della luce di cui gode il balcone. Vediamo quindi alcuni consigli per coltivare un orto domestico.

Orto fai da te in casa: scegli le piante giuste!

orto sul balconeLa prima cosa che devi tenere a mente se decidi di coltivare un orto sul bancone è che sicuramente non otterrai grandi quantitativi di frutta e verdura, a quella che otterrai avrà una grandissima qualità. Quindi, se vuoi diventare un imprenditore agricolo non è sicuramente la strada giusta per te, mentre se vuoi semplicemente la soddisfazione di mangiare prodotti genuini e coltivati da te, prendi paletta e annaffiatoio e iniziamo!

La prima cosa da fare per coltivare un orto domestico con successo è individuare le piante più giuste per il proprio balcone. Sicuramente è consigliabile partire sempre da ortaggi a ciclo breve, oppure dalle più semplici erbe aromatiche. Se ami i fiori, puoi anche scegliere frutti o ortaggi che fioriscono e sono decorativi, come le fragole, i peperoncini, i pomodorini e le bietole. Inoltre, è preferibile comprare piantine già cresciute, da trapiantare in vasi grandi. La dimensione di vasi dovrà essere proporzionata alla dimensione dell’ortaggio che vuoi coltivare: per le zucchine, ad esempio, servono vasi da 50 o 60 centimetri di diametro e 40/50 cm di altezza. Per lattuga, cicorie, sedani e la maggior parte delle erbe aromatiche, possono bastare vasi da 30 cm di diametro e 20 centimetri di altezza.

Il travaso delle piante

Quello del travaso è forse il momento più delicato nella creazione di un orto. La prima cosa da fare è scegliere il giusto terriccio: il consiglio è acquistarne uno di qualità e non uno economico, perché è davvero fondamentale per la buona riuscita della coltivazione. Il terriccio può essere tradizionale, fertilizzato oppure terriccio bio già concimato.

Una volta scelto il terriccio, è necessario preparare i vasi con argilla espansa o ghiaietti sul fondo, quindi bisogna aggiungere al terriccio della sabbia a grana grossa, per circa il 10% del totale. La sabbia è fondamentale perché drena facilmente l’acqua. Dopo aver travasato le piantine (ricorda che questa operazione può essere fatta da fine marzo a fine aprile), innaffiale bene e quindi attendi che la terra si asciughi prima di irrigare. Più il periodo è caldo, più sarà necessario innaffiare, soprattutto ai i bordi del vaso e non direttamente sulle radici. Il momento migliore per innaffiare sempre il tramonto, così le piante avranno tutta la notte per assorbire l’acqua, che invece evaporerebbe subito durante il giorno.

La disposizione delle piante in balcone

orto domesticoPer crescere bene, le piantine hanno bisogno del loro spazio vitale. Le piantine di zucchine, ad esempio, hanno bisogno di uno spazio di almeno 70 com l’una dall’altra, mentre per i pomodori bastano circa 40 cm e appena 25 cm per le lattughe. Prima di decidere quali piantine coltivare nell’orto domestico, quindi, è bene informarsi su quanto spazio deve intercorrere tra le piantine a seconda della loro specie, anche in relazione allo spazio a disposizione sul balcone.

La posizione del balcone, poi, gioca un ruolo fondamentale: se gode della luce del sole durante tutto il giorno, potrai scegliere tra qualsiasi varietà di ortaggio quella che preferisci, mentre se la luce non è sempre presente è consigliabile orientarsi su valeriana, cavoli, cicorie, bietola e prezzemolo. Inoltre, se il balcone affaccia su una strada molto trafficata in città, copri i vasi con un “tessuto non tessuto” (TNT), che impedirà alle polveri sottili di depositarsi sulle piante, senza però ostacolare sole e acqua. In questo caso, poi, ricorda sempre di lavare le verdure con bicarbonato di sodio prima di consumarle.

Si può coltivare un orto senza balcone?

Se non hai un balcone devi rinunciare all’idea di avere un orto in casa? Assolutamente no! Con qualche trucco si può coltivare anche un piccolo orto anche tra le mura di casa, specie se si scelgono piantine aromatiche. Ciò che conta è avere a disposizione una zona della casa che goda di sufficiente illuminazione: la stanza dovrà essere quindi la più luminosa della casa e si dovranno aprire le finestre ogni volta che sia possibile, per far circolare l’aria. Inoltre, durante la bella stagione, si può posizionare qualche vaso sul davanzale, se la casa lo consente: basilico, salvia e peperoncini doneranno allegria alla finestra, come e più dei fiori!

 

Commenti disabilitati su Come coltivare un orto in casa? Tre consigli da seguire Vita Universitaria

Leggi tutto

Libri sulla beat generation: ecco quelli da leggere

Dopo la seconda guerra mondiale negli Stati Uniti si sviluppò un movimento giovanile chiamato Beat Generation, la cui massima espressione in campo letterario. Per questo motivo, esistono tanti libri sulla beat generation e lo Staff di Unicusano Benevento ti consiglierà quelli che vale la pena leggere.

Beat Generation: come nasce

La Beat Generation come “movimento” vero e proprio nasce dall’incontro alla Columbia University di un gruppo di scrittori americani e viene alla ribalta intorno al 1950.

Infatti, mentre in Europa si vedono i primi segni del boom economico, negli Stati Uniti inizia il conflitto con la Russia che poi diventerà la Guerra Fredda conclusasi formalmente con la caduta del muro di Berlino. In questo scenario politico, il governo di Washington mette a tacere ogni forma di dissenso, provocando però una forte reazione da parte di coloro i quali erano contrari al sistema.

Il moviemento della Beat Generation è la voce di questa ribellione.

L’origine del nome

A introdurre il nome “Beat Generation” fu Jack Kerouac (lo scrittore del più importante tra i libri sulla beat generation, di cui ti parleremo più avanti) in una conversazione con John Clellon Holmes nel 1948.

L’aggettivo beat colloquialmente usato principalmente dalla comunità afroamericana del tempo, ha il significato di stanco abbattuto. Kerouac ne amplia il significato includendo anche le connotazione di ottimista, beato e l’associazione con una frase tipica del mondo musicale “essere sul beat”. Un mix che effettivamente descrive alla perfezione la sua generazione. Sarà John Cellon Holmes, nel 1952, ad ufficializzarne la definizione con un articolo sul New York Times dal titolo “This is the beat generation“.

Gli argomenti del genere letterario

Tutti gli autori dei libri sulla beat generation riprendono ed amplificano i temi della contestazione giovanile della loro epoca.

Principalmente, si scagliano contro la guerra in Vietnam, il sistema politico americano e quindi la segregazione razziale dei cittadini di colore, la condizione subordinata della donna e le discriminazioni in base all’orientamento sessuale.

Le influenze e i temi

I giovani beat amano studiare

  • il neoplatonismo di  Plotino,
  • le teorie cosmogoniche,
  • le poesie mistiche,
  • i trattati ascetici,
  • la telepatia,
  • la cabala.

Tutte queste influenze rispecchiano la loro voglia di fuggire da una realtà in cui non si riconoscono e di viaggiare nel proprio io, alla ricerca di sé. Il viaggio fisico – attraverso le strade degli USA – e mentale – con l’uso delle droghe psichedeliche che cominciano a diffondersi – è il tema più ricorrente nei libri sulla beat generation.

Tutto ciò ti affascina? Continua a leggere e scopri di più sulla generazione beat.

I libri sulla beat generation

libri sulla beat generation sono moltissimi. Le migliori descrizioni di quegli anni, vennero fatte proprio da coloro che li vissero in prima persona.J.D. Salinger, Jack Kerouac, Allen Ginsberg, Neal Cassady e  furono i principali scrittori di quel periodo e ci hanno lasciato diverse opere che direttamente o indirettamente raccontano le tante sfaccettature della gioventù bruciata americana.

La maggior parte sono state tradotte in italiano da Fernanda Pivano, colei che contribuì a diffondere la cultura beat nella nostra nazione e che divenne punto di riferimento per molti giovani artisti italiani di quel periodo.

Ecco quali libri sulla beat generation vale veramente la pena leggere

  1. “Il giovane Holden” di J.D. Salinger

    Il giovane Holden è stato scritto qualche anno prima della vera e propria “esplosione” della beat generation, ma per i temi trattati e lo stile può essere considerato uno dei libri sulla beat generation. Il titolo originale è The Catcher in the rye ed è uno dei libri da leggere in inglese che ti abbiamo già consigliato qualche tempo fa.
    Il protagonista è Holden Caulfield, un ragazzo di diciassette anni, dotato di un particolare senso critico e sensibilità, ma anche molto emotivo e fragile.

    La trama

    Il romanzo si apre con lui che, da solo, guarda da lontano una partita di football. La sua mente però è altrove. A causa del suo rendimento scolastico è appena stato espulso dalla scuola che frequenta e, nonostante dipenda unicamente dal suo atteggiamento da lavativo, si sente un fallito. Tornando verso il dormitorio discute prima con un suo professore, l’unico con cui aveva avuto un rapporto finora, e con un suo compagno di stanza. Così, deluso e carico di rabbia, prende le sue cose e torna a New York con tre giorni di anticipo. I suoi genitori ignorano tutto l’accaduto e dunque Holden sceglie di fermarsi in un hotel di infima categoria. Iniziano le sue avventure nella Grande Mela, che però lo porteranno solo a collezionare delusioni. Per questo motivo,  matura sempre di più la convinzione di voler fuggire dalla città per sempre. Cercherà appoggio in diverse sue vecchie conoscenze, ma nessuno è disposto ad accompagnarlo. Finché non torna a casa e trova conforto nel parlare con sua sorella, l’unica che, in fin dei conti, lo capirà.

  2. “Sulla strada” di Jack Kerouac

    Sulla strada è un romanzo autobiografico di Jack Kerouac e, dopo la sua pubblicazione, è diventato il manifesto del movimento beat generation. Costituito da cinque parti e scritto sottoforma di episodi, è ambientato alla fine degli anni ’40. Sal Paradise (pseudonimo di Kerouac) è il protagonista e narratore e descrive i giovani del movimento in viaggio attraverso gli Stati Uniti.

    La trama

    La prima parte racconta un viaggio in autostop ed in autobus che tocca tantissime città degli Stati Uniti. Qui c’è l’incontro con Dean Moriarty (pseudonimo di Neal Cassaday), personaggio che vive in totale contrasto con lo stile di vita borghese dell’epoca. Il suo unico interesse è avere una vita intensa, ricca di ogni genere d’esperienza e senza alcun tipo di freno. Nella seconda e terza parte continua a parlare dei viaggi fatti con Dean e si comincia a capire come il protagonista si lasci totalmente influenzare da quest’ultimo. Nelle ultime parti, il contrasto tra i due inizia ad emergere e Sal mette in dubbio più volte lo stile di vita che ha quando viaggia con l’amico, cercando di capire il perché di certi comportamenti fino a prendere una decisione definitiva.

  3. “Urlo” di Allen Ginsberg

    Urlo è un poema scritto da Allen Ginsberg che ha segnato una svolta nella poesia contemporanea. Un grido di dolore e protesta contro l’America, un viaggio psichedelico nella mente dell’autore, la cui pubblicazione portò anche all’arresto dell’editore per diffusione di oscenità.

    La trama

    In Urlo si intrecciano le storie e le esperienze dei componenti della beat generation, attraverso la descrizione della vita disperata nelle periferie, nei manicomi e in tutti quei luoghi – anche non fisici – dove emerge il disagio della società moderna. Celebre è l’incipit:

    Ho visto le menti migliori della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate nude isteriche, trascinarsi per strade di negri all’alba in cerca di droga rabbiosa, hipsters dal capo d’angelo ardenti per l’antico contatto celeste con la dinamo stellata nel macchinario della notte…

  4. “Vagabondo” di Neal Cassaday

    Vagabondo – titolo originale The first third – è l’autobiografia di Cassaday, figura centrale della beat generation. Egli fu anche il co-protagonista del libro di Kerouac con lo pseudonimo di Dean Moriarty.

    La trama

    Il libro si può suddividere in tre parti. Nella prima, Cassaday racconta la sua infanzia a Denver con il padre alcoolizzato. Segue la sua vita da ragazzo, tra crimini, amori e avventure con i suoi compagni della beat generation e il racconto si conclude proprio con la corrispondenza tra il protagonista, Kerouac e Kasey.

Commenti disabilitati su Libri sulla beat generation: ecco quelli da leggere Vita Universitaria

Leggi tutto

Informativa ai dell’art. 13 del Regolamento (UE) n. 679/2016 c.d. GDPR

Vi informiamo, ai sensi dell’art.13 del Regolamento UE 2016/679 (c.d. Regolamento Generale per la protezione dei dati personali – c.d. GDPR) e del decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196 “Codice in materia di protezione dei dati personali”, che i Vostri dati personali raccolti presso di noi, ovvero altrimenti da noi acquisiti, anche in futuro, saranno oggetto di trattamento da parte nostra in qualità di “Titolare”, anche con l’ausilio di mezzi elettronici e/o automatizzati e sempre nel pieno rispetto della normativa applicabile, per le seguenti finalità del trattamento: attività istituzionali dell'Università, la stessa potrà raccogliere i suoi dati personali, inseriti durante la compilazione dei Form predisposti online e cartacei, potrà pertanto successivamente trattare i suoi dati ai fini dell’instaurazione del rapporto di iscrizione ai corsi di laurea e post laurea, compresa l’attività di orientamento degli studenti per la scelta del percorso universitario; attività di informative promozionali telematiche dei corsi universitari e post-universitari, corsi di specializzazione e simili; attività contabili e amministrative relative alla corretta tenuta delle registrazioni obbligatorie per legge, ovvero all’adempimento di disposizioni delle Autorità pubbliche e degli organismi di vigilanza preposti agli accertamenti. Il Titolare del trattamento e il Responsabile della protezione dei dati personali Titolare del trattamento dei Vostri dati è l’Università Niccolò Cusano – Telematica Roma, con sede in Roma, Via Don Carlo Gnocchi, 3, con Email: privacy@unicusano.it; tramite il https://www.unicusano.it/ è conoscibile l’elenco completo ed aggiornato dei responsabili del trattamento o destinatari. Si informa a tal riguardo che la nostra Università ha provveduto a nominare il proprio Responsabile della protezione dei dati personali (c.d. RPD) l’avvocato Daniela Sasanelli ad ulteriore garanzia dei diritti dell’interessato e come unico punto di contatto con l’Autorità di Controllo, il nostro RPD potrà essere contattato alla seguente email: privacy@unicusano.it Per lo svolgimento di parte delle nostre attività ci rivolgiamo anche a soggetti terzi per l’effettuazione di elaborazioni di dati necessarie per l’esecuzione di particolari compiti e di contratti. I Vostri dati personali potranno, pertanto, essere da noi comunicati a destinatari esterni alla nostra struttura, fermo restando che nessuna diffusione è prevista di tali dati personali a soggetti indeterminati. Tali soggetti verranno nominati responsabile del trattamento. Conferimento dei dati personali e periodo di conservazione degli stessi Il conferimento da parte Vostra dei dati personali, fatta eccezione per quelli previsti da specifiche norme di legge o regolamento, rimane facoltativo. Tuttavia, tali dati personali essendo necessari, oltre che per finalità di legge e/o regolamento, per instaurare il rapporto di iscrizione ai corsi di studio laurea, post laurea e perfezionamento e/o inerente le attività da noi gestite e/o per l’instaurazione del rapporto previdenziale, contrattuale o assicurativo; al fine di dare esecuzione alle relative obbligazioni, il rifiuto di fornirli alla nostra Università potrebbe determinare l’impossibilità di instaurare o dare esecuzione al suddetto rapporto. I vostri dati possono essere conservati oltre il periodo strettamente indispensabile previsto dagli obblighi di legge e comunque al solo fine di fornire ulteriori garanzie a nostri studenti. Diritti dell’interessato, limitazione del trattamento, diritto alla portabilità e diritto di proporre azione innanzi al Garante privacy (c. d reclamo previsto dal regolamento europeo 2016/679/UE) Ai sensi del regolamento europeo sopra citato, Voi avete diritto di essere informati sul nome, la denominazione o la ragione sociale ed il domicilio, la residenza o la sede del titolare e del responsabile del trattamento, e circa le finalità e le modalità dello stesso, nonché di ottenere senza ritardo, a cura del titolare: a) la conferma dell’esistenza o meno di dati personali che Vi riguardano, anche se non ancora registrati, e la comunicazione in forma intelligibile dei medesimi dati e della loro origine, nonché della logica e delle finalità su cui si basa il trattamento: detta richiesta può essere rinnovata, salva l’esigenza per giustificati motivi; b) la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati eventualmente trattati in violazione di legge, compresi quelli di cui non è necessaria la conservazione in relazione agli scopi per i quali i dati sono stati raccolti o successivamente trattati; c) l’aggiornamento, la rettificazione, ovvero, qualora Vi abbiate interesse, l’integrazione dei dati; d) l’attestazione che le operazioni di cui ai punti b) e c) sono state portate a conoscenza, anche per quanto riguarda il loro contenuto, di coloro ai quali i dati sono stati comunicati o diffusi, eccettuato il caso in cui tale adempimento si riveli impossibile o comporti un impiego di mezzi manifestamente sproporzionato rispetto al diritto tutelato. Oltre ai diritti sopra elencati in qualità di interessati, nei limiti di quanto previsto dal nuovo regolamento europeo, potrete esercitare i diritti di limitazione del trattamento, di opposizione allo stesso ed il diritto alla portabilità esclusivamente per i dati personali da Voi forniti al titolare secondo l’art. 20 del regolamento citato. La informiamo inoltre che il base al Codice della Privacy e al nuovo regolamento europeo potrete proporre azioni a tutela dei Vostri diritti innanzi al Garante per la protezione dei dati personali, c.d. reclamo previsto dal all’art. 77 del predetto regolamento. Si informa infine che nei limiti nei quali sarà ritenuto applicabile al trattamento dei dati che Vi riguardano potrete esercitare un diritto di revoca del consenso al trattamento dei dati comunicando tale revoca al titolare del trattamento.

I dati personali da Lei inseriti saranno comunicati dall'Università ai propri uffici per iniziative formative mediante l'invio di informative promozionali